Il Tirreno

Lucca

«Così salviamo le donne dalla barbarie della violenza»

di Nicola Bellanova

I racconti delle volontarie del centro di ascolto di Ponte di Campia, nato dopo l’omicidio di Vanessa «All’inizio ricevevamo soprattutto chiamate di persone straniere. Poi sono arrivate anche le italiane»

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PONTE DI CAMPIA. Una piaga in ascesa, nonostante le apparenze. E spesso, quello che si sa, è solo la punta di un iceberg che si sedimenta attraverso il paravento dell’omertà, della paura, della vergogna. I casi di violenza sulle donne, violenza fisica e quella più subdolamente psicologica, sono in crescita. E le vittime di questi soprusi costituiscono un “universo trasversale”, quasi a sconfessare il target classico della donna straniera, culturalmente limitata e inserita in un contesto socioeconomico difficile. Ma da un paio d’anni, grazie all’indefesso impegno di alcune volontarie del Centro di ascolto “Non ti scordar di te”, qualcosa sta cambiando, e il muro di gomma inizia a sbriciolarsi. Nato all’indomani del tragico omicidio di Vanessa Simonini (che ha sconvolto la Valle e resta ancora un monito per tutti), il centro ha il suo quartier generale nell’ex scuola elementare di Ponte di Campia, sulla strada di fondovalle.

Lo sportello, aperto ogni giovedì dalle 15 alle 18, si trova nei locali presi in gestione dall’associazione Ghibli, ed è garantito l’anonimato, proprio per tutelare chi decide di rivolgersi per un consulto. Che la riservatezza è il principio fondante di questo servizio, lo si capisce già entrando nell’ex scuola: l’ingresso, infatti, non è quello principale che dà sulla trafficatissima via di fondovalle, ma quello laterale, coperto dagli alberi e riparato da occhi indiscreti.

All’interno, due operatrici raccontano la loro appagante esperienza: «Siamo undici volontarie – afferma una di loro -, che si alternano a seconda delle necessità. Non siamo un centro antiviolenza nel senso classico del termine, ma un punto di ascolto, una sorta di primo contatto per trovare poi conforto psicologico, supporto legale, tutela della dignità». Di solito, vista la reticenza a farsi vedere fisicamente per la paura di essere riconosciute e giudicate, l’approccio tra le donne e l’associazione è telefonico: «Riceviamo le telefonate di persone che vogliono sfogarsi e chiedere timidamente aiuto – racconta un’altra operatrice -, dopo di che, se l’utente riesce a fidarsi di noi, e succede spesso, si fissa un appuntamento per incontrarci de visu». Tante chiamate, spesso seguite da incontri: «Esiste ancora la paura delle chiacchiere del paese – affermano le volontarie -, ma quando si parte, molte donne trovano la forza, grazie anche alla nostra rete di contatti, di andare avanti. E in un paio di casi, la giustizia ha fatto il suo corso, condannando gli autori delle violenze».

Pur naturalmente garantendo l’anonimato, stupisce sapere che il target di “clienti” del centro di ascolto è variegato: «I primi tempi che aprimmo nell’autunno del 2011 il telefono era muto, col tempo abbiamo organizzato volantinaggi e flash mob, e la gente si è aperta. Le prime richieste di aiuto provenivano da donne straniere, inserite in contesti familiari difficili. Poi, le chiamate iniziarono e continuano e giungere da donne italiane, e residenti in Valle del Serchio. E come dicono le statistiche, la maggior parte dei soprusi avvengono tra le mura domestiche».

Le ragazze di “Non ti scordar di te”, che presto si raduneranno in un’associazione autonoma, hanno frequentato dei corsi di formazione e tirocini nei centri antiviolenza di Lucca e Viareggio: «È importante conquistare la fiducia – continuano – perché per le vittime il timore maggiore è quello di essere lasciate sole. Si tratta di casi di violenza fisica prima e psicologica poi, mentre non si registrano casi di stalking. Riceviamo di chiamate da parte di donne di ogni ceto sociale, e di famiglie apparentemente felici». Il Centro di ascolto è aperto ogni giovedì dalle 15 alle 18, e per informazioni ci si può rivolgere allo 0583 766094.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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