Attenzione
L’ambasciata aiuterà Federica
Svolta nel caso della ricercatrice lucchese trasferita in Spagna a cui fu tolto l’affidamento della figlia
LUCCA. Sarà sotto la massima attenzione dell’ambasciata italiana a Madrid il caso della ricercatrice lucchese di neurobiologia, Federica Sassi di 35 anni, al quale il giudice del tribunale di Alicante ha tolto l’affidamento della figlia prima che lei, terminata la borsa di studio all’università di Murcia, partisse per un nuovo incarico (biennale) in una università messicana.
Una vicenda allucinante quella capitata a Federica, che si era trasferita da Lucca a Murcia nel 2005 e dove nel 2006 è nata la bambina.
A seguito della separazione dei genitori la piccola, consensualmente, era stata affidata alla mamma. Poi, nell’imminenza di partire per il Messico (una necessità per Federica: solo studiando due anni in un università extraeuropea può riottenere borse di studio in paesi della Ue) per regolamentare il trasferimento della minore i genitori si sono rivolti al tribunale spagnolo, che però ha tolto la bimba a Federica per affidarla al padre, asserendo che la mamma non ha radici europee e che in Spagna si vive meglio che in Messico.
Affermazione falsa la prima (la mamma è cittadina italiana) e pura opinione la seconda, tant’è che proprio su questo punto Federica ha pensato di scatenare una bufera diplomatica, dal momento che il giudice ha pubblicamente sminuito un altro Paese.
La mamma negata si è rivolta al consolato italiano a Barcellona, che però non si è occupato del caso e lo ha passato al tribunale dei minori. Da cui non sono giunti riscontri.
Oggi, contattata direttamente dal Tirreno, l’ambasciata italiana di Madrid assicura che si occuperà del caso, che ha già acquisito tutta la documentazione dal consolato e che vuole vederci chiaro. Questo annuncia il portavoce dell’ambasciata Gaia Danese, da Madrid. Quanto prima l’ambasciata si metterà in contatto con Federica, la inviterà a un incontro e metterà in atto «tutti i profili di protezione previsti per i connazionali», viene infatti spiegato da Madrid.
Un piccolo sollievo per Federica: finalmente una porta si è aperta, dopo tante che si sono chiuse. Anche se tutto è ancora da vedere.
Una cosa è certa: lei non si fermerà davanti a niente pur di far valere i suoi diritti, di avere una sentenza giusta e riavere la bambina.
Farà di tutto, questo lo ha detto fin da quando ha raccontato la sua storia al nostro giornale, compreso rivolgersi direttamente al tribunale dei diritti umani dell’Aia.
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