Il Tirreno

Lucca

Le tolgono la bimba perché deve andare a lavorare in Messico

di Barbara Antoni

L’odissea di Federica Sassi, giovane ricercatrice lucchese trasferita in Spagna, dove aveva un incarico all’università

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LUCCA. La mamma, ricercatrice universitaria, trova lavoro per due anni in Messico e il giudice le toglie la figlia. È allucinante la storia che racconta Federica Sassi, trentacinque anni, lucchese, dal 2005 trasferita a Murcia in Spagna per fare là il dottorato e vivere con il suo (oggi ex) compagno, col quale ha avuto una bimba che oggi ha sette anni.

La coppia tempo fa si è separata. L’affidamento della bambina era stato ratificato in un documento consensuale dalla mamma e dal papà. Affidata alla mamma e con la possibilità del padre di visitarla; nel caso in cui la madre avesse cambiato residenza, sarebbe cambiato il regime di visita del padre. Ma il cambio di custodia non era stato assolutamente menzionato.

Purtroppo, racconta Federica, in questi giorni a casa della mamma a Lucca con la sua bambina (l’unico periodo in cui secondo il giudice spagnolo può tenerla) «per via della crisi molte borse di studio comunitarie per i ricercatori sono state tagliate, ed è finita per me la possibilità di restare all’università di Murcia, dove vivo con la bambina».

Ma c’era un’opportunità: l’Unione Europea avrebbe riassegnato borse a ricercatori dopo un periodo di studio fuori dall’Europa. Federica ha deciso di coglierla: ha ottenuto un posto in un’università del Messico, dove - pensava - avrebbe portato con sé la bimba per farla studiare in una scuola bilingue (italiano e inglese) e dopo due anni sarebbero tornate insieme a Murcia.

Ma il giudice ha detto no. Lo ha detto alla fine di un’udienza dai toni anche derisori per Federica, «in cui sottolineava la supremazia della Spagna sul Messico, ridendo pure con gusto sulle mie affermazioni che in Messico si può studiare inglese meglio che in Spagna», è sempre il racconto della giovane mamma. Ma la motivazione più forte con la quale il giudice della corte di Alicante ha tolto la bimba alla mamma per affidarla al papà è stata la mancanza di «radici familiari in uno stato membro dell’Unione Europea della madre. Cosa assolutamente non vera - afferma Federica -: io ho un solo passaporto, ed è italiano».

Da stare tutti i giorni con la sua adorata bambina a poterla tenere solo un mese durante le vacanze estive: un calvario per la mamma ricercatrice di neurobiologia, laureata a Firenze col massimo dei voti.

Lei assolutamente non si è fermata davanti alla sentenza. Tramite il suo legale ha fatto ricorso contro la sentenza del giudice. Ma quello che ha esaminato il caso dopo di lui «ha solo scritto “no” sulla pratica che conteneva la mia istanza - continua Federica - senza dire altro».

L’odissea è continuata. Federica, sempre assistita dal suo legale spagnolo, ha bussato alla porta del consolato italiano a Barcellona. «Quando ho esposto il mio caso, mi hanno solo risposto - racconta ancora - che era una questione della giustizia spagnola e che non potevano farci niente. E hanno passato la pratica al tribunale dei minori di là, dal quale non ho avuto più risposte». A giorni, Federica volerà in Spagna per portare la bimba dal papà, e poi partirà per il Messico. Farà l’ultimo tentativo col tribunale dei minori di Barcellona e se sarà un fallimento, afferma, «mi rivolgerò al tribunale dei diritti umani dell’Aia. Non posso accettare una sentenza illegale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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