Il Tirreno

Lucca

Azione legale per il sostegno ai disabili

di Nadia Davini
Azione legale per il sostegno ai disabili

Solo 55 insegnanti (per ora) a fronte di 360 ragazzi con gravi problemi. Si profila il ricorso collettivo per ridurre la spesa

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LUCCA. «È ingiusto doverlo dire, ma l'unica strada per vedersi riconosciuto un diritto è quella delle vie legali». Il volto della mamma di Giada, una bambina disabile, affetta da distrofia muscolare con ritardo cognitivo, si fa scuro e pesante. Le sembra quasi di fare un torto alla sua piccola quando parla così. Eppure non è l'unica a pensarla in questo modo, a giudicare dalle tante famiglie che hanno partecipato all'assemblea organizzata dal Coordinamento lucchese scuola bene comune per affrontare, a pochi giorni dall'inizio del nuovo anno scolastico, la spinosa questione del sostegno. Giada, infatti, come numerosi altri bambini e ragazzi delle scuole materne, elementari, medie e superiori della provincia, necessita di un insegnante di sostegno che la segua costantemente, con un rapporto uno a uno. Questo, insieme al lavoro degli educatori, la maggior parte precari, alle visite specialistiche e all'amore dei genitori, è l'unico modo per garantirle il diritto allo studio e una vita che sia il più possibile serena. Così dice anche il neuropsichiatra infantile dell'Asl che ha in cura la piccola, per un totale di 22 ore settimanali. Ma l'Ufficio scolastico regionale l'anno scorso le ha riconosciuto meno della metà delle ore e la paura che si ripresenti la stessa situazione bussa forte nell'animo di mamme e papà che lunedì sono andati alla scuola media “Chelini” per prendere parte all'assemblea. Un centinaio in tutto, ognuno con i propri documenti, certificazioni e dichiarazioni di medici e psicologhi. Blocchetti di carta, in fila uno dietro l'altro, per chiedere consiglio all'avvocato Marco Tavernese, che esercita nella Capitale, che ha studiato la formula dei “ricorsi collettivi” (per far risparmiare le famiglie), vincendone già molti. «La vittoria dei ricorsi dei genitori al Tar – spiega l'avvocato – non stupisce. La normativa è chiara e anche la giurisprudenza ormai è consolidata. Purtroppo il Ministero continua ad operare una politica di tagli che non tiene conto dei principi basilari espressi dai giudici. La Corte Costituzionale ha già stabilito che i diritti di questi bambini non possono essere lesi da esigenze di bilancio». Sono moltissime le famiglie che si trovano in questa situazione, ma solo una parte sceglie le vie legali, anche a causa dell'elevato costo che comporta inoltrare un ricorso, circa 2000 euro. Con un ricorso collettivo, la cifra scende di molto: in questo caso la spesa è di 350 euro a testa. Nel mirino dei genitori, il Miur e gli uffici scolastici regionali, che tagliano il sostegno ignorando i consigli di classe e le equipe psicopedagogiche delle scuole che prevedono per i giovani un rapporto di uno a uno, un docente per ogni disabile. «Mi vergogno di appartenere a uno Stato – continuano i genitori - in cui per finanziare i privilegi di pochi si sottraggono risorse ai bambini in difficoltà e l'unico modo per il riconoscimento di un diritto fondamentale come quello dell'istruzione dei minori sia quello di chiamare un avvocato». Non tutto, però, sembra immobile. Dopo la lettera consegnata al ministro Carrozza in occasione dell'inaugurazione del San Francesco, il prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro, ha annunciato al coordinamento che per la Toscana il ministero ha autorizzato al reperimento di circa 300 insegnanti in più per coprire i posti vacanti. Non è ancora chiaro, però, quanti di questi insegnanti saranno destinati alla provincia di Lucca dove, sono i dati del coordinamento, ci sarebbero 360 casi di disabilità gravi. Ma, a fronte di una richiesta, da parte del Csa, di 180 docenti per garantire almeno il rapporto di un insegnante ogni due studenti, il ministero, per ora, ne ha riconosciuti solo 55. «Non è chiaro – spiega Fabio Lucchesi del coordinamento – quanti insegnanti arriveranno a Lucca. A giorni avremo tutte le risposte, ecco perché per ora stiamo frenando con i ricorsi». Adesso si attendono i fatti e, soprattutto, i numeri. Poi, forse, il coordinamento procederà con i ricorsi collettivi per «arrivare al punto – conclude Lucchesi – che l'ufficio scolastico regionale riconosca in partenza il numero degli insegnanti di sostegno necessari, senza dover procedere coi ricorsi».

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