Sicurezza
Non la salvano dal tetano risarciti i quattro figli
Nessuna profilassi a una donna arrivata al pronto soccorso con ferite al volto Dopo il decesso i familiari fanno causa all’Asl che versa agli eredi 428mila euro
LUCCA. La profilassi con le immunoglobuline avrebbe potuto salvarla ma il medico del pronto soccorso si è limitato a chiederle se aveva fatto l’antitetanica e di fronte alla risposta incerta della paziente le aveva consigliato di verificare ed eventualmente di ripresentarsi.
«E’ stata una leggerezza», dice oggi il direttore sanitario dell’Asl 2 Joseph Polimeni. Già, ma proprio questa “leggerezza” è costata la vita a una donna lucchese di 76 anni, morta per aver contratto una infezione da tetano. Una “leggerezza” che l’azienda sanitaria ha dovuto risarcire versando ai quattro figli della scomparsa, che avevano avviato un’azione legale, la somma di 428mila euro.
Il caso risale all’autunno del 2011, ma la composizione della vertenza è di pochi giorni fa: quando il direttore generale dell’Asl 2 Antonio D’Urso ha firmato la delibera che prevede il pagamento di quella somma agli eredi.
Il 7 ottobre del 2011 la signora si presenta al triage del pronto soccorso dell’ospedale Campo di Marte. Ha una piccola ferita lacero-contusa al volto e al dorso del naso, conseguenza di una caduta. Aspetta il suo turno e quando viene chiamata nell’ambulatorio il medico la visita, le presta le cure del caso e poi - come di prassi in presenza di ferite di questo tipo - le chiede se ha fatto la vaccinazione antitetanica. La donna risponde di non ricordarselo e allora il medico la invita a verificare e poi eventualmente a ripresentarsi.
L’anziana viene dimessa, torna a casa e quando si ripresenta al pronto soccorso ormai è troppo tardi. Le viene diagnosticato il tetano e l’evoluzione della malattia è tragica. A niente servono il ricovero, le cure anche nel reparto di rianimazione. Dopo oltre 15 giorni di degenza, il 5 novembre la donna muore.
Difficile per i familiari accettare un evento del genere, soprattutto pensando che poteva essere evitato. I figli si rivolgono a uno studio legale e promuovono una causa civile, depositando l’atto in tribunale, e l’azienda non può fare altro che attivare il comitato gestione sinistri, oltre che disporre un perizia medico legale dalla quale emergono responsabilità sanitarie.
E’ a quel punto che viene coinvolta anche la Regione, attraverso il comitato valutazione sinistri, e si arriva a una definizione transattiva del caso, con il versamento agli eredi dell’importo di 428mila euro.
La delibera - come avviene in questi casi - è stata trasmessa anche alla procura generale presso la Corte dei Conti per le valutazioni in ordine all’eventuale sussistenza del dolo o della colpa grave, per l’eventuale esercizio dell’azione di rivalsa.
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