Gioco
«Impedire ricorsi generici e non affossare i chirografari»
LUCCA. Un conto sono i buoni propositi, un altro l’applicazione in concreto delle norme. E dopo 12 mesi il nuovo concordato in bianco ha finito per sbilanciarsi a favore del debitore a grave...
LUCCA. Un conto sono i buoni propositi, un altro l’applicazione in concreto delle norme. E dopo 12 mesi il nuovo concordato in bianco ha finito per sbilanciarsi a favore del debitore a grave nocumento di tutti i creditori: dalle imprese fornitrici agli istituti di credito sino ai professionisti. Un istituto da rivedere con l’apporto di correttivi che limitano l’accesso ai «furbetti del concordato». L’avvocato Giovanni Iacomini, uno dei più esperti legali in materie amministrative, sottolinea pregi e difetti dell’istituto introdotto lo scorso settembre: «Il concordato in bianco crea uno schermo protettivo per l’azienda e concede un po’ di tempo per studiare un piano ad hoc in grado di salvare l’azienda evitando la corsa alle iscrizioni ipotecarie dei creditori che avvenivano con il vecchio schema concordatario sulla base della par condicio creditorum. Le controindicazioni? Abusare dello strumento concordatario al solo scopo di perdere tempo (sino a 120 giorni) danneggiando fornitori e banche». Il commercialista Davide Poli, con studio a Coreglia, fa una riflessione: «C’è stato uno sbilanciamento verso il debitore. Credo che il legislatore adesso corra a ripari e mi auguro che vengano ripristinate anche le percentuali minime ai creditori chirografari (fornitori) che prima della nuova norma non potevano essere al di sotto del 40% e adesso non hanno minimi garantiti. Trovo poi singolare che il codice civile del 1942 non abbia subito sostanziali modifiche sino al 2004 e che da quella data ci siano stati continui aggiustamenti del legislatore».(l.t.)
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