Toscana
Stop ai danni di piccioni e cinghiali
La Provincia intensifica le azioni di prevenzione e di selezioni. Allo studio l’ipotesi di una sterilizzazione delle femmine
LUCCA. «Se continuano a trovare da mangiare, da bere e ambienti ideali per nascondersi e ripararsi sarà davvero difficile contenere l’abnorme prolificazione di piccioni, storni e ungulati che tanti danni producono e tanto allarme destano». Il monito arriva dall’assessore provinciale Diego Santi che, contando sull’ufficio risorse faunistiche diretto da Antonio Bertolucci, da due anni lavora perché torni in canoni accettabili il rapporto tra l’uomo e le sue attività e questo tipo di animali.
Piccioni. «La campagna di abbattimento al momento delle semine nelle aree tra Porcari (Padule in particolare) e Capannori ha dato qualche risultato. Ora è tutto programmato,con l’ok dell’istituto nazionale che controlla la fauna avicola e nel pieno rispetto delle normative, per il nuovo intervento a tutela delle colture sotto attacco da parte di storni e piccioni – spiega l’assessore –. Interveniamo in due tempi, nel periodo della semina e in quello del frutto maturo, e agiamo in maniera mirata in accordo con i cacciatori delle squadre degli Atc e gli agricoltori, che adesso si consultano nel tavolo permanente di cui fanno parte anche Provincia e Comuni. Gli abbattimenti sono l’ultima delle inziative, prima di arrivarci interveniamo con l’utilizzo di semi trattati con sostanze repellenti naturali (concimi azotati organici) e palloni utilizzati come dissuasori. Più difficile è intervenire in città».
Dentro le Mura il vero problema è la gran quantità di cibo che i volatili trovano sui tavolini dei locali pubblici, che si aggiungono al pane, al granturco e a tutto quanto viene dato ai piccioni, soprattutto dai turisti. Se davvero non si fa rispettare l’ordinanza del Comune che vieta di dar da mangiare ai volatili, la battaglia è perduta in partenza.
Storni. Per ridurre il numero degli storni si punta soprattutto sulla deroga della Regione che consente di cacciarli nella pre-apertura del primo settembre e poi a partire dal 15 settembre. Le campagne di abbattimento nelle zone vicine ai frutti pendenti ammesse negli ultimi due anni qualche risultato lo hanno dato e ora si spera che la deroga consenta di ridurre notevolmente i danni per gli agricoltori.
Cinghiali. Più complesso il contenimento degli ungulati, in questo periodo grave minaccia per le coltivazioni di granturco e per le vigne. «La prevenzione basata sull’allontanamento va avanti – afferma Santi – e il foraggiamento e la messa a disposizione di acqua nei boschi lontani dai centri abitati, dove i cinghiali hanno l’habitat naturale, possono funzionare. Così come il ricorso ai recenti elettrici e ai vari tipi di dissuasori che cacciatori e agricoltori affinano e migliorano sulla base delle esperienze. C’è uno specifico progetto della Provincia finanziato con 50mila euro per mettere a disposizione degli agricoltori professionisti i materiali e i dispositivi necessari, il cui utilizzo viene poi verificato dagli uffici. Il fondo serve anche per gli indennizzi». Ma la battaglia è ancora lunga. «Il guaio è che i cinghiali scendono dalle montagne e dalle colline verso la città perché trovano roveti e boschi non puliti dove possono rifugiarsi stando vicini al cibo che possono reperire intorno alle alle abitazioni. E per dissetarsi hanno il fiume – aggiunge l’assessore –. Fondamentale in questi casi diventa la collaborazione con il Comune, che può fare ordinanze per obbligare i proprietari dei terreni a tenerli puliti». Soprattutto nelle zone del parco fluviale le ordinanze sono già state fatte e altre sono in preparazione. Anche se rimane inevitabile il ricorso a mirate campagne di selezione e abbattimento, decisiva è l’acquisizione della giusta consapevolezza da parte dei cittadini. Intanto la Provincia ha avviato uno stretto rapporto con il Parco della Maremma e l’Università di Pisa che stanno studiando un sistema in grado di sterilizzare le femmine dei cinghiali. «La sostanza chimica è stata individuata - sostiene Santi - ma non è facile trovare il modo di somministrazione mirata, periodica e ricorrente. Né è semplice far sì che la sostanza sia assunta soltanto dai cinghiali e nelle giuste quantità. Ci vorrà del tempo, ma siamo fiduciosi nella possibilità di mettere alla fine in pratica il progetto».
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