Il Tirreno

Lucca

Ex poliziotto ucciso, secondo arresto

di Luca Tronchetti

È un albanese catturato dai carabinieri alla Malpensa mentre rientrava in Italia otto mesi dopo la morte di Ugo Canozzi

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MINUCCIANO. E due. Quarantacinque giorni dopo l’arresto di Lorenc Marini, 27 anni, il basista albanese accusato del furto sfociato in rapina e poi nell’omicidio di Ugo Canozzi, 82 anni, il poliziotto in pensione che viveva in una casa colonica a Castagnole di Minucciano, i carabinieri hanno messo le mani sul secondo dei tre presunti autori del delitto. Si tratta di Besnik Metushi, 25 anni, originario di Fier (Albania) e concittadino di Marini. Sino al 15 gennaio scorso - giorno della morte del pensionato - Metushi risiedeva a Torino, senza un’occupazione stabile. Da allora era sparito dalla circolazione tornando in patria. Carabinieri e procura stavano predisponendo nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale e non si aspettavano un suo rientro otto mesi dopo il delitto. Oltretutto dei tre albanesi sospettati dell’omicidio Metushi è ritenuto quello più pericoloso. O comunque il più avvezzo al crimine visto che è sospettato di una serie di furti, uno dei quali commesso tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 in Alta Garfagnana. Forse è proprio lui che ha legato, bendato e imbavagliato il mite pensionato trovato sotto le coperte della sua camera da letto nudo e legato mani a piedi con delle cinture trovate nei cassetti. Evidentemente l’extracomunitario, dopo l’arresto del compaesano, ha ritenuto che gli investigatori potessero allentare la presa. Pur con le dovute precauzioni - evitando di partire dall’Albania, dove i controlli alla frontiera sono decisamente maggiori, e preferendo l’aeroporto di Atene dove la vigilanza è decisamente inferiore - è sbarcato alla Malpensa. Lì avrebbe preso un treno per raggiungere il capoluogo piemontese dove vivono alcuni familiari. Forse cercava denaro visto che in Albania non aveva un lavoro o forse ad attenderlo nella città della Mole c’era qualche connazionale che doveva proporgli qualche affare non proprio lecito. Ad attenderlo martedì pomeriggio allo scalo milanese ha trovato i carabinieri del nucleo investigativo diretti dal maggiore Sergio Sebastiano Pennisi muniti di ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Alessandro Dal Torrione. Metushi non è riuscito nemmeno a realizzare cosa gli stava accadendo che si è trovato ammanettato e condotto al carcere di Busto Arsizio dove entro 5 giorni verrà interrogato per rogatoria dal gip della cittadina lombarda che poi trasmetterà gli atti al tribunale di Lucca. È probabile che l’albanese, almeno in questa prima fase, si avvalga della facoltà di non rispondere. Per lui le accuse sono le stesse di Marini: rapina, sequestro di persona e omicidio volontario. I riscontri sulle celle telefoniche a cui era agganciato il suo cellulare la notte tra il 14 e il 15 gennaio portano proprio a Castagnole di Minucciano.

La telefonata. Qualche settimana dopo il delitto in una telefonata intercettata dai carabinieri Metushi che si trova in Albania parla con Marini e gli chiede: «Ma tu hai saputo più nulla di quella cosa?». La risposta del connazionale, anche lui allontanatosi dall’Italia, è lapidaria e tranquillizzante: «Non se ne è più parlato». Una falsa illusione perché l’intelligence dei carabinieri era sulle loro tracce.

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