Il Tirreno

Lucca

«Volevo che se ne andasse dal quartiere»

di Luca Tronchetti
«Volevo che se ne andasse dal quartiere»

Il giudice concede i domiciliari al pensionato autore del rogo al palazzo dove abita una donna che gli chiedeva del denaro

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LUCCA. Si chiama Giorgio Grossardi, 76 anni, pensionato, residente in via delle Gardenia a Pontetetto l’uomo che nella notte tra sabato e domenica ha appiccato il fuoco allo scantinato di un palazzo al numero 317 di via di Ronco causando gravi danni al seminterrato - dove si trovavano mobili, vecchi giocattoli e suppellettili - e provocando, attraverso il rogo, l’intossicazione da monossido di carbonio a un ragazzo di 19 anni costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Ha confessato prima ai carabinieri di San Concordio e poi al giudice nell’udienza di convalida di essere lui il piromane. Ha agito in preda ai fumi dell’alcol nei confronti di una donna di 53 anni che abita al primo piano del palazzo. A suo giudizio le aveva rovinato l’esistenza: voleva dei soldi - alcune centinaia di euro - dopo la promessa d’acquisto di alcuni vecchi mobili. Ma ai militari, durante il lungo interrogatorio a cui è stato sottoposto all’alba di domenica, ha raccontato che quella donna - tra l’altro seguita dai servizi sociali - a suo giudizio doveva essere allontanata dal quartiere. Il motivo? Aveva un comportamento vessatorio nei confronti del marito che privava dei soldi della pensione tanto che lui stesso, mosso a compassione, gli portava da mangiare.

Storia di emarginazione. Grossardi negli anni Settanta venne condannato per omicidio preterintenzionale. Un delitto a cui fecero seguito reati contro il patrimonio. Ma da una quindicina d’anni aveva chiuso i conti con la giustizia. L’incontro con quell’ex dipendente di un’azienda privata unito alle pedanti insistenze di quella donna che voleva del denaro per alcuni mobili accatastati nello scantinato e che Grossardi, incautamente, aveva manifestato l’intenzione di acquistare ha fatto scattare nell’anziano un odio incontrollabile. E l’alcol ha fatto il resto.

Modus operandi. Così nella notte tra sabato e domenica ha sfondato il retino della finestrella esterna dello scantinato e ha gettato dentro del cotone cosparso di liquido infiammabile con all’interno un mozzicone di sigaretta accesa. A quel punto è salito sulla sua bicicletta e si è allontanato. Ben presto le fiamme hanno avvolto la cantina e devastato il suo contenuto. Al primo piano dormivano la donna, il marito e il figlio rimasto intossicato (guarirà in una settimana). Il fumo acre ha svegliato il nucleo familiare e l’arrivo tempestivo dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme divorassero il primo piano. Qualcuno però aveva visto Grossardi allontanarsi in bici e i carabinieri di S. Concordio nella notte sono andati a casa sua. L’hanno trovato seduto fuori che fumava una sigaretta. Nel cestello della bici un batuffolo di cotone imbevuto di alcol e sequestrato. Portato in caserma ha ammesso le sue responsabilità. È accusato di danneggiamento aggravato dall’incendio. Il processo con rito direttissimo si terrà il 24 agosto. Ora si trova ai domiciliari.

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