Gioco
Il sindaco: «Vogliamo cambiare passo»
Confermati gli avvicendamenti: escono quattro assessori e ne entrano cinque dopo la verifica del primo anno di lavoro
LUCCA. È un Alessandro Tambellini diverso da quello teso degli ultimi tempi il sindaco che si presenta ai giornalisti con la giunta rinnovata per metà e portata a nove assessori. Disteso, sereno e pacato, risponde con schiettezza anche alle domande più insidiose. Conoscendolo da molti anni, si ha l’impressione che il sindaco si sia come liberato di una lunga fase di travaglio nella quale ha dovuto prima smaltire l’impatto feroce con le difficoltà e le complessità dell’amministrazione (aggravate dalla crisi e dalle condizioni in cui oggettivamente ha ereditato la macchina e il bilancio di Palazzo Orsetti), poi metabolizzare la scarsa corrispondenza tra la concretezza delle scelte (e dei risultati) e dei tempi che la città si aspettava e il modus operandi del suo esecutivo composto da stimabili e preparate persone, un po’ a digiuno però del nuovo e gravoso impegno.
Gli avvicendamenti. Per ultimo, è riuscito a superare la difficile fase della revisione delle scelte, della comunicazione (con inevitabili fratture, anche sul piano personale) delle decisioni di avvicendamento, la riorganizzazione delle deleghe. Non tutto è andato alla perfezione, ne è consapevole il sindaco.
«Può darsi che qualcuno mi smentisca, ma vi assicuro che tutte le persone uscite dalla giunta erano da tempo informate, anche in riunioni di maggioranza, dei problemi che ritenevo mi obbligassero a intervenire – spiega –. Credetemi, nessuno ha appreso per email o per sms, o dai giornali, di non far più parte dell’esecutivo, come era successo invece alla Buonriposi nel precedente mandato. Ho cercato di far capire la situazione e le necessità, chiarendo bene che nelle mie scelte non c’era un giudizio negativo sull’operato di chi non fa più parte della squadra. So però che non posso pretendere che tutti siano contenti, anche se io ringrazio tutti per l’impegno profuso e la collaborazione leale». Parole che sembrano accolte dalla Favati, che si dice pronta a collaborare ancora escludendo tensioni, mentre più freddo rimane Pellegrini Masini.
I cespugli. Non sembra preoccupato granché, Tambellini, nemmeno della decisione dei partiti minori (Fds e Idv) di sentirsi esclusi dalla maggioranza per la quale l’unico esponente della sinistra nell’esecutivo rimane Antonio Sichi (Sel). «Credo che la collaborazione possa riprendere e andare avanti quando le mie scelte, di cui mi assumo piena responsabilità, saranno state metabolizzate. E soprattutto quando si capiranno gli obbiettivi e i risultati del nuovo lavoro. Uno dei cardini della fase due della mia giunta sarà tra l’altro il confronto serrato non solo tra assessori e macchina comunale, ma anche tra esecutivo e forze di maggioranza in consiglio. L’azione amministrativa che riparte da oggi poggerà sulla continua integrazione di contributi che portano alle scelte e su una visione globale della città che vogliamo. Dovevamo superare una fase di vera e grave emergenza, ora possiamo lavorare non soltanto per portare a compimento progetti già avviati, ma per realizzare il nostro programma. Che non cambia: anche per questo non vedo alcun motivo per cui partiti dell’alleanza debbano sentirsi fuori dalla maggioranza. Ci sono state modifiche solo di carattere funzionale».
Errori. Si sente talmente sollevato, il sindaco, che ammette senza imbarazzo di aver potuto sbagliare qualcosa in questo inizio di mandato. Trova giustificazioni nell’inesperienza e nella complessità dell’impegno nella politica e nelle amministrazioni, ma se ha deciso di cambiare metà degli assessori significa che si è reso conto che qualcosa non funzionava. «Tutti possiamo sbagliare, anche in politica – afferma –. Dopo un anno di lavoro abbiamo fatto una verifica attenta e scrupolosa e le decisioni che sono scaturite sono dovute alla volontà di dare alla città un esecutivo più pronto nell’attuazione del programma, più disposto all’ascolto e alla collaborazione». Più concreto e “politico” insomma, e soprattutto più celere per togliersi di dosso il nomignolo di “giunta di bradipi”.
Le priorità. L’impegno che attende il nuovo esecutivo tra l’altro è davvero da far tremare le vene ai polsi: come priorità (l’elenco delle cose da fare sarebbe lungo) c’è la necessità di una completa revisione degli strumenti e delle previsioni urbanistiche che dovranno far piazza pulita dei macroscopici errori degli ultimi 10-12 anni. Subito dopo, come sottolinea Tambellini, viene l’impegno sull’azione decisa per dare a Lucca l’immagine - e la sostanza - di città ben curata, sicura, accogliente e dotata dei servizi e delle proposte giuste per il turismo di qualità su cui si vuol definitivamente puntare. Il nuovo assessore alla sicurezza, sotto questo aspetto, non avrà soltanto il compito di far collaborare i vigili urbani con le forze dell’ordine, ma anche e soprattutto quello di portare tutti al rispetto delle regole in materia di conferimento dei rifiuti, arredo urbano, rispetto della quiete, tutela degli aspetti monumentali e storici della città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
