Il Tirreno

Lucca

Punto Incasso chiude i battenti dopo trent’anni di attività

Punto Incasso chiude i battenti dopo trent’anni di attività

Colpa della crisi e dell’alluvione del 2009: il negozio di elettrodomestici e mobili da incasso ha sofferto anche del declino di molte attività artigiane

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LUCCA. Dopo trent’anni di attività, il 28 agosto chiude Punto Incasso, uno dei negozi di riferimento in Lucchesia di elettrodomestici e arredamento da incasso, attivo prima nella sede in via delle Tagliate e oggi in via Viaccia I a Sant’Anna.

La crisi e l’alluvione del 2009. Sono le due cause principali del declino di un’attività rinomata, costretta prima a cessare la vendita all’ingrosso e adesso anche al dettaglio. Da cinque che erano, i soci sono rimasti in due, Emilio Picchi e Flavio Lucarotti.

Ridotti anche i dipendenti: di tre - un camionista, un installatore, un impiegato - è rimasto solo uno, l’impiegato, ma a fine mese anche lui cesserà di lavorare.

«La nostra attività - evidenzia Picchi - si basava sia sul commercio all’ingrosso che al dettaglio. Che fossimo di fronte a una crisi di portata mai vista ne siamo stati consapevoli due anni fa, quando abbiamo chiuso l’attività all’ingrosso perché non c’erano più clienti. La rete dei piccoli negozi locali si è sfaldata in breve con l’avanzare della grande distribuzione».

«Abbiamo visto le vendite scendere dal 10 al 15% annuo negli ultimi quattro anni - aggiunge Lucarotti -. Lavoravamo per metà come fornitori di artigiani e piccoli mobilieri: il 40% di loro ha chiuso in poco tempo». A Punto Incasso è in corso la vendita di liquidazione. Quando calerà il sipario anche su questa attività, il commercio al dettaglio di elettrodomestici sarà ridotto al lumicino in città.

Anche l’alluvione del 2009 ha contribuito al tramonto di Punto Incasso. «C’erano ottanta centimetri d’acqua nel nostro magazzino - dice Lucarotti -. Le pile di elettrodomestici imballati crollarono per l’acqua che aveva intriso i cartoni». Danni per circa centomila euro. E dei 20mila che la Regione aveva concesso all’attività come contributo per gli alluvionati, «5mila li abbiamo dovuti restituire, per errori formali nelle pratiche di richiesta, che avevamo compilato con esperti».

«L’indebolimento della rete del commercio tradizionale che denunciamo da anni - se per fermare questa emorragia? A pochi mesi dal nuovo piano strutturalottolinea il direttore di Confesercenti Emanuele Pasquini - non si è fermata. Il problema pone problemi strutturali per il nostro sistema, in primo luogo economico, in secondo sociale: i negozi sono luoghi vitali di quartieri e città. La loro scomparsa indebolisce il tessuto sociale. Non condividiamo i centri commerciali artificiali né sotto il profilo economico né sociale. Siamo sicuri che il sistema abbia fatto e stia facendo il possibile,dalla ridefinizione del destino di Campo di Marte e della cintura urbana gli amministratori locali non possono sottrarsi a scelte e responsabilità».

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