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Un vero tesoro a Badia Pozzeveri

Un vero tesoro a Badia Pozzeveri

Reperti di inestimabile valore e anche l’antico chiostro emergono durante la campagna di scavi archeologici

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ALTOPASCIO. Gli archeologi della Fieldschool a Badia Pozzeveri e l’antica abbazia torna piano piano alla luce. Da alcune settimane, la chiesa di Badia Pozzeveri, un tempo una delle abbazie più importanti sul percorso della via Francigena, è di nuovo al centro dell’attenzione di un nutrito gruppo di studenti e professori italiani, americani e canadesi. Si tratta della terza campagna di scavi e sono stati molti i particolari riportati alla luce dagli strumenti degli archeologi. In totale sono 45 le persone impiegate sullo scavo. Di queste, 32 sono studenti di archeologia arrivati dal Canada e dagli Stati Uniti per fare esperienza su uno dei “cantieri” ritenuti più interessanti in Toscana (dove di sicuro è quello che coinvolge più studiosi) e non solo. A coordinarli sono il professor Gino Fornaciari dell’università di Pisa e il prof. Clark Spencer Larsen dell’Ohio State Univesity.

Il tutto è stato reso possibile dai contributi messi a disposizione dal Comune e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Studenti e professori hanno riportato alla luce antiche sepolture, oggetti di vita quotidiana e, soprattutto, il chiostro, risalente alla fine dell’XI secolo, e la facciata dell’antica chiesa romanica di S. Pietro, che misurava 30 metri di lunghezza. Gli studenti stranieri, interessati ad approfondire i metodi dell’archeologia medievale e della bioarcheologia, imparano a scavare e poi a studiare i resti osteologici e i reperti materiali grazie all’installazione di tre laboratori sul cantiere: un laboratorio antropologico, uno informatico e uno dedicato ai reperti ceramici, metallici e vitrei. Sul posto arriverà presto un professore canadese esperto in agenti patogeni, per ulteriori indagini sui resti rinvenuti nelle tombe.

A illustrare lo stato dell’arte degli scavi è stato il professor Fornaciari, che è al momento impegnato in alcune ricerche nell’archivio parrocchiale di Badia, sempre relative alla storia dell’abbazia medievale e della comunità di Badia. Numerosissimi i reperti rinvenuti: ceramiche, vetri, oggetti metallici, una fossa per la fusione delle campane risalente al XVIII secolo, monili e corredi funebri. Eccezionale anche il ritrovamento del cimitero dei colerosi di metà XIX secolo, caratterizzato da fosse profonde dove il defunto era sepolto ricoperto di calce viva. Anche la Piana, infatti, nel 1855 venne colpita dal colera che stava falcidiando gran parte dell’Europa e proprio per far fronte a questa emergenza Badia Pozzeveri chiese il permesso a Lucca di ampliare il cimitero. Interessanti per gli studiosi anche le tombe a cassa rinvenute sul lato e anche sulla facciata della chiesa medievale, prima del crollo della parte anteriore dell’edificio che ne ha poi determinato il ridimensionamento, nel diciassettesimo secolo. «Questa campagna di scavi – ha spiegato il professor Fornaciari – ci ha permesso di ricostruire, grazie anche alla tecnica 3D, la struttura del monastero-abbazia, di riportare alla luce l’antica facciata, di definire gli ambienti del chiostro e di ampliare le nostre conoscenze sul periodo medievale-moderno di Badia Pozzeveri, sito che ha una storia interessantissima da raccontarci». Gli scavi proseguono per due settimane ad agosto.

Arianna Bottari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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