Il Tirreno

Lucca

Terme da rilanciare dopo anni di sprechi

di Marco Innocenti
Terme da rilanciare dopo anni di sprechi

Il sindaco: «Troppi errori, ora non è facile coinvolgere i privati»

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BAGNI DI LUCCA. Le terme risorsa trascurata dall’amministrazione comunale di Bagni di Lucca? Per niente, il loro recupero e rilancio rappresenta una priorità assoluta, solo che sono state lasciate alla nuova giunta in condizioni impensabili. Vedere per credere. Va giù duro Massimo Betti, farmacista e uomo del territorio (cultura, ambiente, iniziative) prestato alla politica, che vorrebbe governare senza farsi imbrigliare da schemi, pensando esclusivamente a quello che può ridare smalto ad una capitale della cultura europea caduta nell’oblio. Ancora non gli è sbollita l’arrabbiatura per l’attacco dell’opposizione di centrosinistra che lo ha accusato di inerzia sul tema delle terme. Per questo accetta senza battere ciglio la provocazione del cronista che chiede di constatare di persona come stanno le cose, con tanto di fotografo al seguito.

La verifica nei cinque stabilimenti, funzionanti e non, alla fine lascia davvero sconcertati. Laddove operano privati, sia pure attraverso una concessione, le attività tengono e fanno capire quanto importante sarebbe per Bagni di Lucca il rilancio del settore. Dove invece tutto è in mano al pubblico il quadro è sconfortante: milioni di euro gettati al vento per lavori finiti con l’inaugurazione farsas a pochi giorni dalle elezioni e la chiusura immediata nei giorni successivi di strutture già fatiscenti, un vero e proprio monumento allo spreco.

«I miei predecessori hanno pensato all’esteriorità, utilizzando i tanti soldi arrivati senza una strategia e un piano di sviluppo complessivo – commenta il sindaco – ora rimettere in sesto la baracca è davvero arduo». Difficile dargli torto.

Betti comunque ci prova. Mancano i soldi pubblici per completare i lavori e provvedere ai restauri che pure servono in complessi appena recuperati? L’unica alternativa è procedere con un piano complessivo che attiri capitali privati. Il termalismo delle mutue è finito da tempo, ma possono rendere i settori del benessere, delle cure olistiche, delle attività ludiche (piscine, giochi d’acqua) uniti alle cure efficaci che comunque l’acqua calda delle terme, miracolosa, continua ad assicurare. I privati interessati devono essere però messi in condizioni di operare.

Docce basse o Bagno Rosso. Il primo monumento allo spreco si trova alle Docce Basse nella montagna termale (il “panettone” che fa scendere le acque delle 45 sorgenti, di undici diversi tipi, verso Ponte a Serraglio da un lato e la Villa dall’altro) sopra il Villaggio Globale. «È stata spesa una fortuna per un complesso privo di area per la sosta e con accesso problematico. L’opera è rimasta a metà e non ci sono più soldi. L’unica cosa che possiamo fare, e la faremo, è un bando che conceda a un privato l’utilizzo e la gestione del complesso in cambio del completamento dei lavori». Potrebbe essere interessato il sottostante Villaggio globale, che attira con le sue cure olistiche e i suoi corsi un crescente numero di ospiti da tutto il mondo, ma il bando sarà aperto a tutti.

Bagno Bernabò. Potrebbe funzionare a meraviglia, ma il privato che lo ha in gestione ancora non ha vinto la battaglia per avere dalla Regione il riconoscimento che le sue acque sono termali, qualifica che peraltro era stata già concessa in passato.

Terme San Giovanni. La gran quantità di fondi pubblici spesi lo ha lasciato senza l’impianto per le acque. “Terme a secco” le definisce Betti, giustamente sarcastico: «Le hanno inaugurate una settimana prima delle elezioni, in questo stato, per chiuderle subito dopo». Ora i muri (parecchi di cartongesso) sono neri, impregnati di muffa e di acqua, le ringhiere in ferro tutte arrugginite. E l’acqua ovviamente non c’è. Manca anche l’ascensore. «Cercheremo di arrivare anche in questo caso a un bando per la concessione della gestione a privati, ma come si fa a presentarlo in questo stato?», commenta il sindaco.

Bagni Caldi. Luci e ombre nell’unico complesso che funziona bene. La gestione della famiglia Mazzei (che ha acquistato l’ex pensione Serena trasformandola in una accogliente struttura alberghiera) consente di trovare tutte le cure classiche per ogni genere di problema di salute: grotte, fanghi, inalazioni, cure idropiniche, massaggi, docce in un ambiente curato dal quale si può accedere da un sottopassaggio che collega direttamente all’albergo. E che consente di non vedere le brutture che circondano l’impianto, su tutte il Grande Albergo che sembra passato sotto un bombardamento. «Il recupero – spiega Betti – è davvero oneroso. Oltretutto ci sono vincoli che complicano il coinvolgimento di privati. Sono in contatto con la Soprintendenza che sta studiando una soluzione. Mi auguro che arrivi. Non so se sarà possibile, ma la struttura (sono rimasti solo i muri esterni, cadenti) andrebbe abbattuta e ricostruita, lasciando anche spazio per un parcheggio». Nelle adiacenze c’è anche l’hotel Savoia, chiuso da tempo: è di privati che non sembrano intenzionati a utilizzarlo in qualche modo. Vicina, la chiesa che sta restaurando la parrocchia: «Quando negli anni Settanta si ebbe la bella idea di costruire lo stabilimento termale in alto, come se le acque andassero in salita, lo sbancamento rese instabili il Grande Albergo e la chiesa», spiega Betti. E i costi di quella politica sono ancora oggi a carico della collettività.

Bagni alla Villa. Da poco ristrutturata con i fondi Arcus, la struttura ha in tutte le sue stanze appena 3 prese. «Come facciamo a convincere i privati a prenderla in gestione? Intanto dovrebbero rifare tutto l’impianto elettrico – spiega il sindaco – ed eliminare altri errori, come la mancanza di spogliatoi e l’assenza di scoli nella piscina esterna, dalla quale bisogna tirare fuori l’acqua quando è piena». Senza considerare anche qui la muffa che regna sovrana.

«Comunque io non sono inerte e tanto meno mi abbatto – conclude il sindaco –. Lavoro invece per rimediare ai disastri del passato. Passo dopo passo, le terme torneranno ad avere un utilizzo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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