Sicurezza
Ex Lazzi, bonifica al palo l’area rimane a rischio
Nonostante l’ingiunzione della Provincia non procede l’opera per ripulire il terreno e la falda dagli inquinanti scaricati per anni nella vecchia officina
LUCCA. Una bomba ecologica alle porte della città. Con il sottosuolo e le acque sotterranee contaminate da valori elevatissimi di idrocarburi, trieline, prodotti petroliferi inquinanti e solventi nocivi come il cloruro di vinile. Per non parlare di una potenziale contaminazione da metalli: cromo, piombo, nichel, zinco, mercurio e arsenico. Una bonifica necessaria e non più rinviabile pena il dissesto idrogeologico. È il quadro che emerge dall’area delle ex Officine Lazzi poste tra via Catalani e via Gemignani a S. Anna attualmente oggetto di un contenzioso civilistico tra la Guinigi Costruzioni srl e la Fratelli Lazzi, Lazzi Vi.Tur. spa e l’ingegner Franco Lazzi in relazione alla vendita dell’area dove dal 1955 al 2004 sorgeva l’autorimessa di autobus e dal 1994 al 2005 l’autolavaggio.
Problema ambientale. Al di là questione privata- ben lontana da una soluzione - resta la questione pubblica che preoccupa e non poco gli enti e la cittadinanza. Che il sito sia contaminato è acclarato sia dall’ingegner Lorenzo Matteucci, consulente nominato dal tribunale nell’ambito del contenzioso tra la Guinigi Costruzioni (acquirente) e la Fratelli Lazzi (cedente), sia dalla polizia provinciale incaricata da palazzo Ducale di accertare il procedimento di bonifica.
Gli accertamenti tecnici. Il 12 aprile 2012 l’ingegner Matteucci ha depositato una relazione peritale in cui riferisce che le indagini dell’Arpat sulla matrice del suolo «hanno consentito di rilevare la presenza di idrocarburi alogenati, pesanti e leggeri con superamento dei limiti di legge di alcune migliaia di volte». La presenza di questi inquinanti è imputabile alle attività pregresse svolte nelle ex Officine Lazzi e riconducibili a depositi di prodotti petroliferi (gasolio da autotrazione) e attività di sgrassaggio con solventi. Nell’autorimessa, che occupa buona parte dell’area, sono state installate e spostate negli anni varie cisterne interrate di gasolio e olii lubrificanti, una pompa erogatrice e una piattaforma per il lavaggio degli autobus e dei mezzi. Il dramma è che sino al 1999 non risulta alcun allacciamento alla fognatura pubblica per lo scarico delle acque reflue prodotte dall’autolavaggio. E la lavanderia a secco che aveva un consumo di 40 chili all’anno di percloroetilene (sgrassante con effetti tossici sul sistema nervoso centrale) con le acque reflue recapitate nella fognatura nera comunale. Una contaminazione storica.
Bonifica da 3 milioni. Un disastro ambientale che va risanato al più presto. Ma la Fratelli Lazzi per bonificare l’area di via Catalani dovrebbe tirar fuori 1,5 milioni per la matrice suolo e altrettanti per la matrice acqua. Un costo non indifferente per un’azienda privata che non sta attraversando un momento felice visto che le autolinee storiche fiorentine nell’assemblea dei soci del febbraio 2012 hanno deliberato una riduzione del capitale sociale per la copertura delle perdite d’esercizio e la trasformazione della forma giuridica da società per azioni a società a responsabilità limitata.
L’azione della Provincia. In questa situazione di criticità l’amministrazione provinciale si è mossa con celerità imponendo alla Fratelli Lazzi l’adozione di misure di messa in sicurezza della falda idrica. Ma l’ordinanza non contiene e non prevede alcun termine perentorio entro chi è chiamato a bonificare attui quanto le viene imposto. E al momento - un anno dopo - poco o niente è stato fatto. E la bomba ecologica è ancora innescata.
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