Il Tirreno

Lucca

Torna di moda il bagno nel Serchio

di Michele Citarella
Torna di moda il bagno nel Serchio

Famiglie e ragazzi ripopolano oggi le spiagge del fiume, in particolare all’altezza di Sant’Anna e Nave

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LUCCA. Passeggiando la domenica lungo il vecchio tratto del parco fluviale, scopri un vero e proprio centro balneare frequentato da famiglie, gruppi di ragazzi e coppie.

Non ci sono i servizi, mancano le comodità che un bagno della Versilia può offrire, ma non sia mai che a questi gruppi di persone sia tolta la possibilità di rinfrescarsi sulle sponde del Serchio.

Seguendo il percorso da monte a valle del fiume “tanto caro ai lucchesi”, si scopre che è proprio per sconfiggere il caro vita e la crisi economica che il bagno in fiume è tornato di moda, quasi una ricompensa che il fiume offre ai residenti dopo secoli di ingenti spese dovute alla prevenzione e al correre ai ripari da piene ed esondazioni.

La sponda sinistra, presso le località di S. Anna e Nave, sono quelle decisamente più predisposte all'accoglienza del bagnanti. Luigi e Maria Cristina sono arrivati in bicicletta dalla storica via del Palazzaccio insieme ai due figli di undici e tredici anni. Impossibile raggiungere Viareggio. La madre: «L'apertura domenicale del supermercato dove lavoro mi impedisce di essere libera presto per prendere l'auto, percorrere la Bretella e raggiungere le spiagge. Così sfruttiamo la mezza giornata libera per un riposo a casa e verso le cinque del pomeriggio veniamo sul fiume, coni asciugamano e acqua».

Un gruppo di ragazzi ha lasciato motorini e biciclette vicino alle e cascate dopo il callare di S. Anna. Si tuffano e nuotano spensierati. Un energico anziano li richiama dal poggio urlando: «Occhio, voi siete bamboretti e non solo sapete, ma qui si fanno i vortici, tanti anni fa c'è stata gente che c'è rimasta». E il decano dei frequentatori domenicali del fiume viene attorniato dai ragazzotti che lo ascoltano mentre spiega virtù e rischi del bagno in fiume. Messaggio recepito: dopo la lezione, in acqua si fa più attenzione.

C'è una famiglia di cingalesi, padre, madre, due femminucce e un maschietto dai sei ai sedici anni. Il padre spiega: «Ci piacerebbe andare al mare nei giorni liberi da lavoro e dalla scuola, ma non possiamo permetterci le spese del viaggio e del ristoro: mia moglie ed io non abbiamo più un lavoro stabile ma ci arrangiamo con impieghi saltuari».

Colpiti indirettamente nel loro desiderio di mare anche Piero e Anna, tra i 60 e 65 anni: «Tutti gli anni andavamo al mare o in montagna, ma da quest'anno siamo nonni a tempo pieno, le figlie lavorano da mattina a sera e per fortuna siamo in pensione per guardare i nipoti, che portiamo a giocare sul fiume, facendo attenzione a quando stanno in acqua».

Un ritorno al passato, almeno a una cinquantina di anni fa, quando il fiume era la Viareggio dei santannesi. Non tutti potevano permettersi il mare e i bagni della Versilia, così la gita domenicale al fiume era il rito per famiglie operaie e medio borghesi. Si partiva dopo pranzo e c'erano i servizi garantiti dal Nozzi (dove ora sorge il campo nomadi): sedie a sdraio, spaccio per bibite, tavoli e sedie per le partite a carte e le acciughe marinate tra due fette di pane, con l'aggiunta successiva delle cabine per cambiarsi. Vecchie botti lasciate nel dopoguerra dagli americani erano il piano per lunghe staffe di legno da cui prendere la rincorsa e tuffarsi.

Durante la settimana gli anziani giocavano a carte e la zona era frequentata da militari o nuotatori in allenamento. Si arrivava in bicicletta sulla riva, non mancava il cestino di vimini con la cena: acciughe, coniglio fritto, fiasco di vino e acqua, sistemati sul grande telo per la condivisione con i vicini di casa. Si cenava alle 19,30, si restava fino al calar del sole.

Due anni fa, qualche nostalgico, ha tentato di scavare tra erbacce e sterpaglie per far ritornare alla luce le scalinate di mattone rosso dette del Nottolini, che dal poggio (circa settanta metri a monte della passerella) portava al letto del fiume. L'obiettivo è stato raggiunto. Il gruppo di animazione Via Vecchi Pardini e l'associazione Parco Sant’Anna hanno voluto rievocare il bagno al fiume dei santannesi: uomini seduti sulla sdraio con bretelle e giornale, donne con veste bianca e cappello per pararsi dal sole e zoccoli ai piedi. I piccoli in piedi contro vento, per prevenire tosse e raffreddore e i malanni dell'inverno. Vino, formaggio, coniglio, acciughe marinate e dolci fatti sono tornate al fiume; mancavano il bagno e i tavolini del Nozzi e la trasparenza dell'acqua degli anni Cinquanta e Sessanta. Come diceva l'energico vecchietto ai ragazzi che lo ascoltavano: «Bella mi Sant'Anna d'una vo’!».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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