Il dolore
Il carcere resta in centro. Calerà l’utenza
Per effetto del decreto legge 78 entro maggio 2014 i detenuti saranno ridotti in modo generalizzato di 4mila unità
LUCCA. È destinato a rimanere nel centro della città il carcere di San Giorgio. Anche se nel giro di nemmeno un anno (entro il 14 maggio 2014) vedrà diminuire, almeno in parte, il numero di detenuti. Non per effetto di un intervento sulla struttura penitenziaria lucchese ma a seguito del termine assegnato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo allo Stato italiano entro cui procedere «all’adozione delle misure necessarie a porre rimedio alla constatata violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che sancisce il divieto di pene o trattamenti inumani degradanti».
Così riporta il destro del decreto legge 78 del primo luglio scorso. E così conferma il dottor Carmelo Cantone, provveditore regionale per la Toscana dell’amministrazione penitenziaria.
Il quale, a inizio settimana, nel corso di un’audizione in Regione in merito alla situazione delle carceri toscane ha sottolineato che «un carcere che nasce come convento, come ad esempio Siena o Lucca, non si può definire come una struttura in cui fare una dignitosa attività di detenzione da paese modello».
Il San Giorgio, conferma il dottor Cantone, «è una struttura non adeguata rispetto agli standard penitenziari previsti dalla legge. In Italia del resto almeno il cinquanta per cento delle carceri vive in strutture costruite a fine Ottocento. E la situazione di Lucca è quella di una struttura che non può ospitare più detenuti del numero previsto. C’è una penalizzazione fra zone di pernottamento e aree destinate ad attività. Nonostante si confidi su un ottimo personale, il San Giorgio naviga in questo mare di inadeguatezza».
Trasferimento impossibile. Non è da prendere in considerazione la possibilità di operare nuovi interventi strutturali sul carcere lucchese. Il dottor Cantone lo dice chiaro. «Rimutuare spazi nel complesso dell’ex convento è escluso. E pensare di costruire un nuovo carcere non appartiene all’esistente. Quello che si deve e si può fare è migliorare gli standard di vivibilità dell’istituto non aumentando le presenze. Tutti i detenuti hanno bisogno di più spazi».
Il decreto 78. E qui entra in ballo il decreto legge del primo luglio relativamente al sovraffollamento degli istituti di pena. «C’è attesa - afferma il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria - rispetto agli esiti del decreto legge 78, che si propone, nel medio termine (doveva essere entro l’8 gennaio 2014, poi la scadenza è slittata a maggio, ndr), di ridurre le popolazione carceraria di 3-4mila presenze in Italia». Gli effetti della diminuzione di utenza si sentiranno anche sulla casa circondariale di Lucca; i canali attraverso i quali si otterrà la riduzione potranno essere amnistia o indulto: il dibattito è in corso.
Progetti per i detenuti. Direzione locale del carcere e amministrazione penitenziaria stanno lavorando per impostare progetti di lavoro per i detenuti in possesso dei requisiti previsti (progetti per l’articolo 21, denominato anche “prognosi di affidabilità”). Anche questo contribuirà ad alleviare il peso dell’utenza, almeno nelle ore del giorno quando i beneficiari dell’articolo 21 sono fuori per lavorare. Ma il problema per il San Giorgio, sottolinea il dottor Cantone, è legato anche alla tipologia di popolazione penitenziaria. Una larga parte di detenuti sono «imputati o giudicabili. C’è una forte presenza di detenuti in attesa di giudizio. E il numero di persone in questa situazione è molto legato anche al movimento che c’è in Versilia». Di fatti criminosi, ovviamente.
I numeri allo stato attuale. Centosessanta detenuti a fronte di una capienza ideale di novanta. Questi i dati relativi all’utenza del San Giorgio allo stato attuale, quasi doppia rispetto alle previsioni. A fronte un organico di polizia penitenziaria ridotto «ma di alto livello professionale - dice il dottor Cantone - dagli agenti al direttore al comandante di reparto». La percezione dell’ex convento trasformato in carcere come un’isola a sé nel centro storico per una parte della popolazione è un’idea che arriva anche alla direzione regionale dell’amministrazione penitenziaria. «Il San Giorgio a Lucca - dice Cantone - è come Regina Coeli a Trastevere. Strutture costruite dentro città storiche ma a ridosso delle Mura. Se fosse stato costruito oggi il carcere lucchese sarebbe sorto fuori dalle Mura. È vero anche che investire su un carcere fuori dalla città rischia di creare i presupposti per allontanarlo dalla comunità. Invece è importante che il carcere viva anche un rapporto con la città. So che a Lucca c’è un’amministrazione sensibile in questa direzione».
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