Il Tirreno

Lucca

Poliziotto salva la vita a un disoccupato

di Luca Tronchetti
Poliziotto salva la vita a un disoccupato

Chiama la questura: «Ho perso il lavoro, adesso m’impicco». L’agente lo tiene al telefono e lo convince a non uccidersi

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Scusami per la chiamata, ma ho perso il lavoro, sono senza un euro e ho deciso di farla finita. Adesso riattacco, mi sfilo la cintura dei pantaloni e m’impicco in casa». Quando una telefonata ti allunga la vita. Tredici minuti e venticinque secondi capaci di cambiare il destino di un ex operaio di 41 anni aspirante suicida. Sconfitto, deriso, umiliato e soprattutto senza più un impiego costretto a tornare a vivere con i genitori e con la depressione che lo spinge inesorabilmente verso il baratro. La telefonata alla centrale operativa della polizia come ultimo contatto con un mondo disumano che lo emargina, lo esclude e lo conduce verso l’oblio. Ma dall’altro capo del filo una voce amica - quella dell’agente Marco Alisciani - riesce a fargli ritrovare per un attimo la speranza e il sorriso. Giusto il tempo necessario al poliziotto- centralinista per individuare la zona da dove arriva la chiamata e far intervenire la volante. Meno di quattro ore dopo, sono le 3 di notte, dall’ospedale l’aspirante suicida telefona al 113. «Grazie, mi avete salvato la vita» la frase che pronuncia commosso all’operatore in turno. «Sono queste le piccole-grandi soddisfazioni per chi fa il mio mestiere» racconta Alisciani, un agente esperto che ne ha viste di tutti i colori e che nove anni fa, quando era in servizio sulla volante, intervenne con un collega per salvare una bimba accoltellata dal padre a Borgo Giannotti. «È vero - prosegue Alisciani - ma esperienze come quella dell’altra sera ti lasciano il segno. Sapere di essere stato determinante per salvare una vita ripaga di sacrifici e rinunce».

La cronaca. Sono le 22,20 di lunedì sera. Marco Alisciani è in turno dalle 19 quando giunge una telefonata al 113. Dall’altro capo una voce flebile, quasi impercettibile annuncia il folle proposito. L’esperto poliziotto intuisce che l’interlocutore vive da solo e prova a individuare la sua posizione. Ma all’inizio è dura. Si tratta di una persona sconosciuta agli operatori e che mai prima di quella sera aveva chiamato per manifestare un disagio o peggio ancora per paventare ipotesi suicide. L’ex operaio calzaturiero, licenziato un anno e mezzo fa quando la sua azienda del Capannorese ha chiuso i battenti, è reticente e controbatte alle richieste del poliziotto: «Conosco le vostre tattiche: mi fate parlare e poi mi venite a prendere magari con l’ambulanza. Ora riaggancio e la faccio finita».

Fiducia e dialogo. Una situazione complessa e delicata per l’ operatore del 113 che prova a instaurare un dialogo basato sulla reciproca comprensione: «Guarda che io voglio aiutarti: non puoi mollare. Ma quanti anni hai?». Proprio l’età dell’aspirante suicida diventa elemento essenziale della conversazione. 41, gli stessi del poliziotto. «Guarda che a questa età siamo ancora giovani. Vedrai che ti aiuteremo a trovare un’altra occupazione». E mentre parla il poliziotto - grazie a un sofisticato sistema di rintracciabilità attraverso le celle telefoniche - individua la località da cui proviene la chiamata, a ridosso del centro. Così mentre prosegue nel colloquio allerta la pattuglia della volante.

Pianto liberatorio. Sono passati 12 minuti e l’agente sferra l’attacco decisivo: «Adesso devi scegliere: vengo lì io o vieni tu da me». Secca la risposta: «Se mi mandi l’ambulanza faccio un macello». L’operatore del 113 non si scompone: «Tranquillo: o mando un taxi o la macchina della polizia. Poi vieni da me in centrale e parliamo». Lui stenta a credergli: «Ma mi prendi in giro? Davvero non mandi un’ambulanza?». La voce rassicurante del poliziotto tocca le corde giuste e l’ex operaio gli confida il suo indirizzo prima di scoppiare in un pianto liberatorio. La volante in 20 minuti è sul posto e lo trova seduto su un muretto ad aspettare. Una storia a lieto fine con alcuni minuti angoscianti: «Perché - rivela Alisciani - quando mi ha dato l’indirizzo e si è messo a piangere ha buttato giù. Quattro volte ho provato a ricontattarlo, ma senza successo. E in quel frangente sono rimasto con il dubbio che quella trattativa fosse stata inutile».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca