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Lucca

confesercenti all’attacco

«Comune lumaca, le regole tardano»

LUCCA. Confesercenti attacca il Comune su arredi, suolo pubblico, dehors. Lo dice chiaro il direttore Emanuele Pasquini: «Responsabili dei ritardi sono in primo luogo le amministrazioni. Sia la...

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LUCCA. Confesercenti attacca il Comune su arredi, suolo pubblico, dehors. Lo dice chiaro il direttore Emanuele Pasquini: «Responsabili dei ritardi sono in primo luogo le amministrazioni. Sia la precedente che, aprendo quattro anni fa la revisione del regolamento vigente, ne ha decretato la sospensione, sia l’attuale che a un anno e mezzo dalla ripresa del percorso di revisione tarda a varare il nuovo regolamento. Ci sono i tempi per un’approvazione rapida del regolamento, per una sua immediata comunicazione e per un controllo della messa in atto. Parlare di sanzioni prima di aver completato questo iter o a parziale giustificazione di un ritardo che dipende dal Comune ci sembra fuori luogo. Che poi anche in una fase di transizione per quanto esageratamente lunga, si debba mantenere un controllo ci sembra sacrosanto, ma crediamo che ci si debba concentrare sulle difformità strutturali piuttosto che su piccole questioni».

«Sempre sui regolamenti - dice Pasquini - da due anni si parla, senza aver visto una bozza operativa, di nuova regolamentazione di pubblici esercizi e somministrazione non assistita in attività di vicinato e artigianali. Si è passati dall’idea di una nuova regolamentazione a un nulla di fatto. Sono intervenuti leggi nazionali e ricorsi a organi amministrativi che hanno reso inosservate le normative esistenti. La via di uscita è una revisione delle regole: poche norme ma chiare per garantire la differenziazione tra canali di vendita e dare indicazioni a imprenditori che vogliono investire. Ci avevano detto che i regolamenti sarebbero stati pronti entro febbraio. Non pensavamo quello del 2014».

«Ultimo punto – prosegue Pasquini – la riflessione sugli interventi di Italia Nostra. La necessaria tutela della nostra città e degli spazi pubblici non può essere portata verso eccessi figli di una lettura soggettiva che evidenziano totale assenza di rispetto verso un’altra storia, quella delle persone, delle imprese, di quel futuro di cui la nostra città ha bisogno se non vuole trovarsi a deperire in un museo a cielo aperto. Quando si parla di strutture rimovibili, banchi, chioschi, gazebi, dehors, sedie e tavolini, i Comuni hanno il dovere di concederne un uso intelligente e diffuso per valorizzare piazze e luoghi, dare continuità alla storia economica delle imprese, consentire una sana economia nel centro, con regole chiare.

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