Italia
Al telefono, poliziotto salva la vita a un disoccupato
A quarant’anni l’uomo vuole farla finita. Chiama la questura: «Ho perso il lavoro, m’impicco con la mia cintura». L’agente lo tiene alla cornetta e intanto invia la volante
«Scusami per la chiamata, ma ho perso il lavoro, sono senza un euro e ho deciso di farla finita. Adesso riattacco, mi sfilo la cintura dei pantaloni e m’impicco in casa». Quando una telefonata ti allunga la vita. Tredici minuti e venticinque secondi capaci di cambiare il destino di un ex operaio di 41 anni aspirante suicida. Sconfitto, deriso, umiliato e soprattutto senza più un impiego costretto a tornare a vivere con i genitori e con la depressione che lo spinge inesorabilmente verso il baratro. La telefonata alla centrale operativa della polizia come ultimo contatto con un mondo disumano che lo emargina, lo esclude e lo conduce verso l’oblio. Ma dall’altro capo del filo una voce amica - quella dell’agente Marco Alisciani - riesce a fargli ritrovare per un attimo la speranza e il sorriso. Giusto il tempo necessario al poliziotto- centralinista per individuare la zona da dove arriva la chiamata e far intervenire la volante. Meno di quattro ore dopo, sono le 3 di notte, dall’ospedale l’aspirante suicida telefona al 113. «Grazie, mi avete salvato la vita» la frase che pronuncia commosso all’operatore in turno. «Sono queste le piccole-grandi soddisfazioni per chi fa il mio mestiere» racconta Alisciani, un agente esperto che ne ha viste di tutti i colori e che nove anni fa, quando era in servizio sulla volante, intervenne con un collega per salvare una bimba accoltellata dal padre a Borgo Giannotti. «È vero - prosegue Alisciani - ma esperienze come quella dell’altra sera ti lasciano il segno. Sapere di essere stato determinante per salvare una vita ripaga di sacrifici e rinunce».
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