Il Tirreno

Lucca

Le multe ci sono ma molti non pagano

di Duccio Casini e Barbara Antoni
Le multe ci sono ma molti non pagano

Raffica di ricorsi dei locali, il Comune inasprirà le sanzioni

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LUCCA. Le multe ci sono, ma molti commercianti presentano subito ricorso al giudice di pace o al prefetto e di fatto congelano la sanzione. Una possibilità offerta dalla legge.

A controllare il rispetto delle concessioni per il suolo pubblico dei locali (bar, pub, ristoranti) sono gli agenti della polizia municipale che intervengono spesso per il superamento dei limiti ammessi. Ci sono locali che mettono sedie e tavolini bel oltre i confini per i quali pagano la tassa al Comune e così si prefigura una violazione dell’articolo 20 del Codice della strada. La multa è di 168 euro alla quale va aggiunta quella per la mancata osservazione del regolamento: in questo caso la contravvenzione varia da caso a caso. Dipende, per esempio, da quanto dura l’occupazione abusiva, ma anche a quanto ammonta la porzione e di suolo dove vengono messi illegalmente gli arredi. Tutti i verbali finiscono poi alla Finanza.

Da parte sua il Comune sta individuando la modalità per intervenire sui furbetti del tavolino fuori confine. Il nuovo regolamento del commercio sul territorio comunale - attualmente in corso di elaborazione, ci concerto con le categorie - sarà più severo in materia di suolo pubblico.

Non ne fa mistero l’assessore alle attività produttive Giovanni Lemucchi, consapevole che il problema esiste e va affrontato. «Qualche verbale per occupazione indebita di suolo pubblico è stato elevato - dice l’amministratore -. Qualcuno che fa il furbo effettivamente c’è, anche se per la maggioranza ristoratori e titolari di pubblici esercizi sono ligi».

Il riordino della normativa sul suolo pubblico, sanzioni comprese, rientrerà, anticipa Lemucchi, «nella riflessione collegata all’arredo urbano». E uno degli aspetti della revisione sarà anche la penalità per quegli esercizi che vengono ripetutamente multati per comportamenti scorretti. L’idea è di fissare un tetto di sanzioni oltre il quale, lo dice anche Lemucchi, scatterà la sospensione temporanea dell’attività.

Del resto l’occupazione del suolo pubblico per motivi commerciali al momento è disciplinata da un regolamento datato, che risale al 2001 (sindaco Pietro Fazzi e assessore a urbanistica, arredo e decoro Marco Chiari) quando le esigenze del centro erano molto diverse da oggi. Il regolamento non prevede ad esempio percentuali massime di suolo pubblico consentito rispetto alla superficie totale del centro. Viene solo evidenziato che «l’occupazione del suolo pubblico in strade, piazze e slarghi è consentita dove non risulti in contrasto con la tutela di edifici di interesse storico artistico; dove non sia di ostacolo alla lettura del contesto architettonico urbanistico ambientale; dove non costituisca barriera architettonica per il transito veicolare e comunale e l’accesso a stabili comunali, negozi, edifici di qualsiasi specie, sia pubblici che privati; dove sia compatibile con le esigenze del transito pedonale e veicolare e nel rispetto del vigente codice della strada. L’occupazione del suolo, ove consentita, è preferibile sul fronte dell’esercizio commerciale e come criterio generale per la lunghezza massima corrispondente al prolungamento del vano interno. Inoltre, tra il corpo edilizio dell’esercizio commerciale e l’area interessata dall’occupazione del suolo pubblico dovrà essere garantita una superficie libera minima di un metro e mezzo per il passaggio pedonale».

In effetti, spiega anche Lemucchi, la decisione su una richiesta di concessione di suolo pubblico viene rilasciata «da una conferenza di servizi che esamina le pratiche sulla base del regolamento e dà giudizi. Su certi temi il giudizio è lasciato alla libera interpretazione e discrezionalità dell’ufficio traffico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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