Il Tirreno

Lucca

Più di 5mila per il rock di Piero e Ghigo

di Nicola Nucci
Più di 5mila per il rock di Piero e Ghigo

Piazza Napoleone piena per il concerto dei Litfiba. Che rispolverano i classici e dedicano una canzone a Pier Luigi Bersani

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LUCCA. È un Piero Pelù in gran forma quello che ieri sera, insieme al compagno ormai ritrovato Ghigo ha suonato per i 5.500 accorsi per il concerto lucchese dei Litfiba. Un Pelù che saluta con «ciao, gente di Toscana» prima di inanellare “Guerra”, “Versante est” e l’applauditissima “Eroi del vento”. E non manca di fare un accenno alla politica, quando dedica “La preda” a Pier Luigi Bersani, definendolo (in senso ironico) «cacciato».

E sotto il palco, il sentimento è quello della nostalgia, nostalgia canaglia. L'onda dei fans dei Litfiba è arrivati già nel pomeriggio sfidando l'afa e il caldo. Magliette d'ordinanza, birra in mano e tutti i rituali di un concerto rock. Il Summer festival per la sua seconda data cambia completamente scenario dopo il jazz vellutato di Diana Krall.

La band fiorentina porta una scarica di energia riproponendo i brani della loro storica "trilogia del potere", i primi tre dischi fondamentali della loro carriera incisi negli anni Ottanta, il periodo d'oro quando Firenze era la capitale della new wave italiana. Il successo arriverà più tardi con Pirata e Terremoto, ma la rivoluzione era già iniziata. Un'operazione che non è solo nostalgica. Perché il pubblico non è composto solo da over 30 e 40. Tanti giovani infatti in piazza Napoleone in mezzo a tante chiome bianche, ai fans irriducibili denegli anni Ottanta che grazie ai Litfiba scoprirono una via italiana senza invidiare nulla alle rockstar d'oltremanica.

Sempre carismatico Piero Pelù, ormai un divo nazionalpopolare dopo la sua recente partecipazione come coach a The Voice ed ha conquistato anche le nuove generazioni. I Litfiba si presentano nella formazione originale per riproporre dal vivo i brani di Desaparecido, 17 Re e Litfiba3.

Oltre a Pelù e Renzulli, solo per questo tour, il ritorno di Antonio Aiazzi alle tastiere e Gianni Maroccolo al basso, Luca Martelli alla batteria. Manca solo il compianto De Palma al quale viene dedicata la canzone Amigo. Pelù si conferma un animale da palcoscenico: pizzetto, gilet nero sul petto nudo e braccia tatuate. Ghigo è nascosto sotto un cappellino. E quando parte il suo riff di chitarra di “Eroi nel vento” (primo singolo dall'album Desaparecido dell'85) viene esplode il boato dal pubblico . Il sound è potente e filologico, senza strizzare troppo l'occhio alla modernità.

«Quest sono i veri Litfiba» dicono i fans più duri e puri. E bastano poche canzoni per conquistare il pubblico. Una scaletta che rispolvera anche “Transea” ed “Elettrica danza”. “Apapaia” a metà concerto (“Voglio idee per sopravvivere, e mille mille mille non bastano”) è uno dei momenti più intensi. E pazienza se la carica politica non è quella di una volta. Ma alcuni testi continuano ad essere graffianti, adattati d un mondo un'attualità dove le ingiustizie sociali sono le stesse di trent’anni fa e le dittature non sono morte. E il gran finale è travolgente con “Resta” e “Tex”, la canzone che lanciò in orbita i Litfiba, in un viaggio che dura ancora oggi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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