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Lucca

Biomasse, emissioni oltre la norma

Biomasse, emissioni oltre la norma

Il report di Arpat dopo i controlli eseguiti su una delle due centrali di San Marco

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LUCCA. Non bastano le due marce controllate perché le centrali possano funzionare a regime. Lo dice Arpat, alla fine di un report relativo ai controlli eseguiti su uno dei due impianti a biomasse in via della Canovetta a San Marco, quello delle società “La Dispensa Gourmet”.

Odori particolari riconducibili alle emissioni, superati i paramentri di carbonio organico totale e ammoniaca; per quanto riguarda le polveri, il valore riscontrato nel primo giorno di marcia controllata (lo scorso aprile) pur risultando inferiore al limite emissivo ha superato il valore soglia e questo indica la necessità di procedere alla manutenzione degli impianti di abbattimento, come previsto dall’autorizzazione.

È solo il primo stralcio del report, che conferma, per larga parte, le motivazioni che hanno fatto scattare le proteste dei cittadini. Riguardo le polveri, prosegue il report, «nella seconda marcia controllata, il 20 maggio 2013, è stato registrato un superamento del limite emissivo», idem per gli ossidi di azoto.

Inoltre, «in occasione dei ripetuti sopralluoghi sono state rilevate notevoli difficoltà a portare gli impianti a regime: i frequenti spegnimenti e le successive riaccensioni - scrive Arpat - anche sulla base di quanto dichiarato dall’azienda, originano malfunzionamenti e guasti soprattutto a carico dell’impianto di abbattimento degli ossidi di azoto». E sempre Arpat, prosegue che «in funzione delle criticità evidenziate sull’impianto di abbattimento degli ossidi di azoto, sarebbe stato utile effettuare in contemporanea i campionamenti di ossidi di azoto e ammoniaca, inquinanti correlati tra loro: si ritiene che la sovrapposizione dei periodi di misura sia insufficiente per trarre conclusioni certe sulle problematiche riscontrate».

Arpat si sofferma anche sulla cogenerazione. «Secondo quanto dichiarato dall’azienda a Comune e Provincia - riporta Arpat -, gli impianti provvedono al riscaldamento del fabbricato di proprietà che dev’essere mantenuto a trenta gradi per la coltivazione di alghe: è stato verificato che nel fabbricato vi è solo un impianto pilota per la produzione di microalghe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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