Il dolore
Niente inchiesta sugli incarichi Rosellini attacca
LUCCA. Polemica da parte di Daniela Rosellini, protavoce del Movimento 5 stelle, per la boccaitura di una mozione per istituire una commissione di indagine sulle modalità di gestione delle...
LUCCA. Polemica da parte di Daniela Rosellini, protavoce del Movimento 5 stelle, per la boccaitura di una mozione per istituire una commissione di indagine sulle modalità di gestione delle assegnazioni di incarichi e consulenze esterne, effettuate negli ultimi cinque anni dal Comune di Lucca.
«Si tratta di un’ennesima occasione persa - spiega Rosellini -. È stata contestata la natura accusatoria della nostra richiesta, ritenuta inaccettabile da un’amministrazione che non perde occasione per ribadire che non ha niente da nascondere e che intende condividere ogni atto o documento emesso». Obiettivo della commissione, spiega Rosellini, «sarebbe stato quello di fare una ricognizione dettagliata del complesso sistema di ricorso a consulenze ed incarichi a professionisti esterni, per individuare eventuali anomalie e apportare gli opportuni correttivi, nell’ottica di un miglioramento del funzionamento della macchina comunale, nonché di una razionalizzazione dei costi che vanno a gravare sul bilancio dell’ente. È stata sollevata anche una questione di costi collegati all’istituzione della commissione. Dando per scontato che non ci sarebbero stati ostacoli a crearla a costo zero, senza cioè il riconoscimento del gettone di presenza, ciò che lascia interdetti è che la voce si sollevi proprio dal Pd, che ha espresso la volontà di aderire (attingendo dal fondo a disposizione del suo gruppo consiliare) ad un corso formativo di 10 ore rivolto ai consiglieri comunali, avente per oggetto l’analisi della normativa sullo status, le competenze e responsabilità dei consiglieri stessi. Il corso, la cui opportunità ad un anno dall’inizio del mandato risulta quanto meno discutibile, sarà tenuto dalla Promo P.A. Fondazione al costo di 3.000 euro. Sarebbe auspicabile che gli oneri relativi ad iniziative di questo genere restassero a carico dei partiti, che ricevono consistenti finanziamenti pubblici (o rimborsi elettorali, se si preferisce) per la propria sussistenza, anziché usare altro denaro pubblico».
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