Il Tirreno

Lucca

Mario costretto a chiedere soldi

di Duccio Casini
Mario costretto a chiedere soldi

Il popolare Son Sodo doveva versare parte della pensione e parecchi euro al giorno a due estortori, presi sul fatto

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Per cinque mesi hanno vissuto alle spalle di “Mario son sodo”, al secolo Mario Barsotti, 63 anni, di Nozzano, uno dei personaggi cult della città, talmente noto da meritare pagine a lui dedicate su Facebook e da avere filmati su Youtube. Una persona semplice, ingenua e inoffensiva, a cui una coppia con precedenti penali ha estorto denaro costringendolo a chiedere l’elemosina e rubandogli risparmi e metà pensione. Fino a che la polizia ha messo fine a questa odiosa, squallida e triste vicenda. Ora in carcere si trovano Monica Giulia Pieri, 51 anni, e il suo compagno Ferdinando Fabbri, 43 anni, entrambi di Lammari, già indagati per sfruttamento della prostituzione quando erano gestori del Felix Club di Segromigno in Piano. A 30 euro al giorno alloggiavano in un affittacamere di Porcari e giravano su un’auto a nolo (altri 30 euro al dì). Se lo potevano permettere, pur non lavorando, perché pagavano i conti con i soldi portati via a Mario: 3-4mila euro dal conto postale, la metà della pensione di artigiano pari a 805 euro al mese e poi i quattrini raccattati chiedendo l’elemosina. Un ammontante giornaliero tra i 50 e 1 100 euro, con punte di 110. Il primo luglio i poliziotti, guidati dal capo della Mobile Virgilio Russo, hanno messo le manette alla coppia che era stata pedinata per giorni dal personale della questura travestito da turisti per non essere riconosciuto. Foto e filmati, dicono gli inquirenti, incastrano Pieri e Fabbri. Ne è convinta anche il sostituto procuratore Lucia Rugani, che ha diretto l’indagine e che ha chiesto al gip la convalida della misura retrittiva.

A mettere la polizia sull’allerta era stato l’investigatore privato Renato Bianchi. Dopo l’arresto dei due aguzzini, Mario si è sentito male per l’emozione: è stato necessario trasferirlo momentaneamente in ospedale. Tutto inizia a dicembre. Mario a pranzo si fermava nel bar di S. Anna allora gestito dalla coppia. Un’insalata, ecco cosa ordinava Mario. Che non può permettersi di più. Pieri e Fabbri secondo le accuse dopo qualche giorno gli dicono che se vuol continuare a mangiare da loro deve darli più soldi: quelli che spende il suo frugale desinare non bastano più. Mario, a cui la donna fa gli occhi dolci, viene minacciato (mai picchiato) da Fabbri e inizia a chiedere l’elemosina. Lo faceva anche un tempo, ma senza insistere troppo. Adesso, invece, trovare soldi diventa per lui indispensabile e a ogni persona che incontra fa la stessa supplica: «Mi dai qualcosa?». Un tormentone, che sorprende chi lo conosce ed è abituato a un Mario diverso. “Son sodo”, al quale la coppia ha fatto credere di portarlo a vivere in Svizzera, consegna i risparmi che ha alla Posta, ogni mese la metà della pensione di falegname, e i soldi che mette insieme porgendo la mano. Talmente certi di farla pulita erano Pieri e Fabbri da mandare il povero Mario a cambiare gli spiccioli in banconote in giro per Lucca: dai taxisti, nei bar, nei negozi. Ma la coppia non sapeva di essere controllata dagli agenti che si fingevano turisti. Il 1º luglio Mario riscuote la pensione e in piazzale Verdi ne consegna metà a Fabbri. Ma da un angolo sbucano i poliziotti. Ad agevolare le indagini, la collaborazione della direttrice delle Poste di Nozzano, dei commercianti che ogni giorni vedevano Mario girare per le strade a elemosinare, dei lucchesi che a Mario, anima candida, vogliono un gran bene.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze