Il dolore
Ex poliziotto ucciso, arrestato il basista
Abitava vicino alla vittima e la conosceva. Ora è caccia ai due complici che volevano compiere il furto finito in tragedia
MINUCCIANO. La vita di un uomo vale 200 euro. Sono i soldi rubati dalla casa colonica di Castagnola di Minucciano dove tre sciagurati hanno provocato la morte di un uomo mite forse soffocato da un canovaccio da cucina o forse stroncato da un improvviso malore per lo spavento che gli hanno provocato legandolo, bendandolo e imbavagliandolo senza pietà. Centosessantasei giorni dopo l’omicidio di Ugo Canozzi, 82 anni, il poliziotto in pensione trovato sotto le coperte della sua camera da letto completamente nudo e legato mani e piedi con delle cinture trovate nei cassetti, gli inquirenti mettono le mani su uno dei tre presunti autori del delitto: Lorenc Marini, 27 anni, albanese, imbianchino a tempo perso e per un certo periodo residente nella frazione di Agliano di Minucciano a pochi chilometri dalla casa della vittima che, stando all’accusa, conosceva di vista. Per i carabinieri non ci sono dubbi: è lui il basista del gruppo di albanesi votati al furto e, probabilmente, autori di altri colpi messi a segni nei mesi precedenti nella zona. Gli altri due connazionali originari di Valona sono uccel di bosco, forse non si trovano più in Italia e si sono portati via i proventi dei furti commessi.
L’arresto. Dai riscontri dei carabinieri Marini era tornato in Italia il 10 gennaio alle 20,50 con un volo Valona-Brindisi e tre giorni dopo il delitto, il 18 gennaio scorso, alle 23,49 ha preso un aereo che dalla Puglia l’ha riportato in Albania. Soltanto il 26 giugno scorso è rientrato in Lucchesia per ritirare il permesso di soggiorno. Doveva sposarsi ad agosto nel suo paese natale e forse non avrebbe più messo piede in Italia almeno sino a quando le acque non si fossero calmate e i sospetti su di lui si fossero allontanati. Ma i carabinieri del nucleo investigativo l’hanno atteso al varco proprio in quel frangente evitando una nuova fuga. Nei sei mesi d’indagine attraverso le intercettazioni telefoniche era emersa la sua presenza a Castagnola il giorno dell’omicidio e successivamente il tentativo di cambiare continuamente schede telefoniche per non dare punti di riferimento agli inquirenti. Marini prima è stato sottoposto a fermo di pg e, dopo l’udienza di convalida dal gip Marcella Spada Ricci, arrestato e tradotto nel carcere di San Giorgio. Le accuse nei suoi confronti sono gravissime: rapina, sequestro di persona e omicidio volontario.
Parziali ammissioni. Un interrogatorio fiume quello a cui è stato sottoposto dal sostituto procuratore Enrico Corucci l’imbianchino albanese. Un osso duro che inizialmente negava ogni addebito, ma che poi pian piano ha iniziato a fare le prime ammissioni. È stato lui quella notte gelida con la neve alta due metri ad accompagnare a bordo della sua Peugeot i due connazionali sino a poche centinaia di metri dalla casa colonica del pensionato. Tutti convinti che all’interno non ci fosse nessuno perché la Panda rossa che un uomo metodico come Ugo Canozzi lasciava parcheggiata accanto all’abitazione non c’era. Non sapevano che era in carrozzeria per una riparazione e che l’anziano stava dormendo nel suo letto. Al magistrato Marini ha negato la sua presenza all’interno della casa. «Sono rimasto in macchina ad aspettarli e per colpa della neve ci siamo fermati giù in basso a un paio di chilometri dell’abitazione» avrebbe raccontato durante l’interrogatorio di garanzia. In sostanza sostiene di aver fatto da palo, di essere il basista e non l’esecutore dell’omicidio. Non solo. Afferma di aver saputo della morte del pensionato soltanto qualche giorno dopo dai suoi connazionali. Vero? Falso? L’esame del dna stabilirà l’eventuale presenza dell’albanese nella casa minuziosamente repertata per 10 giorni dai carabinieri della sezione investigazioni scientifiche di Firenze, del Ris di Roma e della sezione crimimi violenti del Ros.
Un furto finito male. Una storia sbagliata, un omicidio senza senso. La banda di albanesi specializzata in furti individua la casa colonica che ritiene abbandonata su suggerimento di Marini che ha vissuto a lungo ad Agliano di Minucciano. A bordo della sua auto arrivano nelle vicinanze, ma la nevicata li costringe a fermarsi a un paio di chilometri dall’obiettivo. Tutti o tre o soltanto due di loro arrivano sotto l’abitazione. Salgono sulla grata della finestra a piano terra, si arrampicano sul balcone, forzano la porta finestra con il vetro che s’infrante e i pezzi che finiscono all’interno. Entrano in camera da letto e trovano inaspettatamente Canozzi. Si spaventano, forse lo conoscono (e si spiegherebbe perché è stato bendato), e invece di fuggire lo legano mani e piedi, lo imbavagliano e lo distendono sotto le coperte. Ma l’anziano muore e loro, dopo aver messo a soqquadro la stanza, rubano 200 euro, lasciano la porta socchiusa e fuggono nell’oscurità. Lasciando alle spalle l’orrore di un delitto.
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