Proteste
Aveva l’abitudine di dormire nudo
Canozzi non fu spogliato dai malviventi che cercavano soldi e oro nella sua casa
MINUCCIANO. Ugo Canozzi non fu spogliato intenzionalmente dai malviventi per soggiogarlo e non sarebbe neanche uscito in quel momento dalla doccia trovandosi di fronte i banditi divenuti poi i suoi carnefici. Più semplicemente, come confermato dai parenti della vittima con un certo pudore, il poliziotto in pensione sia d’estate che durante il gelido inverno era solito dormire completamente nudo. Era una sua prerogativa che veniva dal passato da quando indossava quotidianamente la divisa. Il mistero di quel cadavere legato mani e piedi, bendato e con uno strofinaccio sistemato vicino alla bocca, ma soprattutto denudato che per alcuni giorni aveva fatto riflettere carabinieri e magistrato è stato quindi chiarito in tempi rapidi. Anche perché le indagini avrebbero potuto prendere un’altra direzione e non quella del furto andato male se i banditi avessero costretto una vittima inerme a denudarsi completamente. Allora l’inchiesta avrebbe potuto indirizzarsi verso una banda di pendolari del crimine che compiono rapine in ogni zona d’Italia e agiscono consapevoli che nell’abitazione ci sono i proprietari infierendo contro di loro senza pietà.
Impronte digitali. L’inchiesta dei carabinieri è stata accurata e minuziosa. Impronte digitali e tracce biologiche nella casa e il traffico telefonico delle celle nella zona si sono rivelati fondamentali per arrivare all’individuazione e ieri alla cattura di uno dei tre albanesi. Merito di un lavoro di squadra di altissimo livello diretto magistralmente dal sostituto procuratore Enrico Corucci. Dai militari della stazione di Gramolazzo che per primi hanno effettuato uno screening sulle persone (50) che gravitano nella zona di Castagnola e dintorni negli ultimi mesi, alle ricerche minuzione all’interno della casa colonica del nucleo investigativo di Cortile degli Svizzeri diretto dal capitano Sergio Sebastiano Pennisi assieme alla Compagnia di Castelnuovo guidata dal capitano Paolo Volonté. A loro si sono aggiunti i tecnici del Ris di Roma e della sezione investigazioni scientifiche di Firenze. Resta ancora da chiarire un mistero? La chiave spezzata dentro la toppa interna della porta d’ingresso. È stata rotta accidentalmente durante la fuga oppure i malviventi volevano depistare gli inquirenti?
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