Il Tirreno

Lucca

Ma ora le vittime escono dal silenzio

di Barbara Antoni
Ma ora le vittime escono dal silenzio

Decuplicato a Lucca e provincia il numero di situazioni di disagio e persecuzione nelle coppie, 40 i casi di stalking

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. In cinque anni, decuplicato il numero delle donne di Lucca e provincia che si sono rivolte alla questura per raccontare un disagio, le persecuzioni dell’ex, comportamenti a vario titolo violenti subìti. Una decisione tutto fuorché facile quella di aprirsi, di raccontare spesso per la prima volta ad un’altra persona la propria storia di sofferenza, di ammettere una scelta fallimentare per la propria vita: un matrimonio sbagliato, una convivenza, una storia con l’uomo che credevi il tuo compagno di percorso e che invece si è rivelato un violento, uno che ti fa terra bruciata intorno perché ti vuole, in modo malato, solo per sé.

Ma se questo è il tratto più comune di tanti racconti raccolti negli ultimi anni dalla divisione anticrimine della questura lucchese, vero è che le casistiche che si sono presentate sono delle più svariate, trasversali quanto a modalità di persecuzione e minaccia (internet e la tecnologia sono tra le modalità più utilizzate, anche sul nostro territorio, per le persecuzioni), età e appartenenza sociale dello stalker e della vittima; in alcuni casi lo stalker era anche una donna.

Non ho paura. Un effetto cassa di risonanza quello sortito dai corsi tenuti dalla divisione anticrimine della questura in tanti comuni del territorio provinciale dal 2008 in poi. In tutto 21, oltre tremila le donne che i corsi hanno consentito di raggiungere e informare in materia di stalking, violenza domestica, violenza sessuale, metodi di difesa. Un impegno grande, condotto in prima persona dal dirigente dell’anticrimine dottor Raffaele Gargiulo e dall’ispettore capo Massimo Sodini. L’effetto sortito dai corsi è stato così importante da risultare sulle prime quasi inaspettato. Succede spesso, alla fine di una lezione, che donne di varia età si siano avvicinate ai rappresentanti della questura e abbiano chiesto informazioni aggiuntive. Di solito non per sé, ma col pretesto dell’amica in difficoltà. Salvo poi presto calare la fragile maschera: l’amica erano loro stesse, il problema era loro, e vi convivevano da tempo. Storie divenute purtroppo ordinarie per la questura lucchese. «Le donne che si sono rivolte a noi in questi anni sono aumentate tantissimo - spiega l’ispettore Sodini - aiutate dal fatto che noi siamo usciti allo scoperto. Il fatto che si sia cominciato a parlare pubblicamente della violenza subita dalle donne ha fatto crescere una coscienza, ha dato alle donne il coraggio di raccontarsi. Rispetto a prima dei corsi le donne che si sono rivolte a noi sono aumentate in rapporto di una a dieci». “Non ho paura” è diventato anche una pagina Facebook, che in breve tempo ha conquistato quasi 1.500 “mi piace”.

I casi trattati in base alla legge sullo stalking. Gli ultimi dati disponibili della questura in questo ambito riguardano l’attività del 2012 e primi mesi del 2013: in tutto i casi sono 40; di questi 17 hanno portato all’ammonimento dello stalker e in due di questi 17 l’ammonimento si è trasformato in denuncia (perché lo stalker non ha smesso di compiere le sue persecuzioni) e di conseguenza in disposizione del giudice di allontanamento dello stalker dalla sua vittima. I casi, tutti, vengono trattati col massimo della delicatezza. E solo una parte, come si vede dai numeri, finisce per diventare un percorso nei termini di legge. In primo luogo si tenta, se possibile, di ricomporre la situazione, di sentire gli interessati, i testimoni, di acquisire tutti i documenti possibili per capire se esistono margini per una mediazione. Altrimenti si intraprende il percorso secondo le previsioni della legge sullo stalking. Ed è un percorso doloroso, ammette l’ispettore Sodini, ma che ha dato finora risultati positivi: lo stalker ha desisitito dalle sue persecuzioni e la vittima ha potuto tornare a respirare.

L’importanza della prevenzione. Il questore Claudio Cracovia, che segue giorno dopo giorno l’azione contro la violenza sulle donne dei suoi diretti collaboratori, non ha dubbi: la prevenzione è un aspetto fondamentale. Infatti i corsi di “Non ho paura” da tempo si tengono anche nelle scuole. «Bisogna parlare ai giovani, a chi è in via di formazione - dice il dottor Cracovia -. Non c’è strada se non pensiamo di formare, di istruire i giovani. A scuola i convitati di pietra sono le famiglie. Bisogna pensare a cosa trovano i giovani quando tornano a casa. Bisogna ripristinare una sinergia che si è persa con la modernità: quella di famiglia, scuola, istituzioni. Ciascuno tende a delegare ad altri. C’è bisogno di una svolta culturale. Noi ci stiamo provando, stiamo gettando i semi con la nostra azione di prossimità, con il nostro lavoro di ascolto. I miei colleghi fanno un lavoro silente, grande».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa