Il Tirreno

Lucca

Lo scempio di piazza XX Settembre

di Paola Taddeucci
Lo scempio di piazza XX Settembre

Nella memoria dei lucchesi è rimasto il giudizio negativo per l’abbattimento di molti edifici sostituiti dal palazzo Inail

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LUCCA. Un'immagine di qualcosa che non c'è più. Demolito. Successe nel 1932, durante il fascismo. I palazzi medievali che delimitavano la vasta area tra via Beccheria, piazza S. Giusto e l'ex piazza delle Erbe (oggi XX Settembre, accanto a piazza Grande), furono tirati giù. Nell'ottica del risanamento e per ampliare la sede stradale, motivò il Comune. Ma nessun lucchese ha mai giustificato quell'intervento, considerandolo sempre uno scempio. Ettore Cortopassi ritrasse piazza XX Settembre prima della demolizione, riproducendo una vecchia fotografia del 1915. E' l'immagine di oggi per “Ricorda Lucca”, l'iniziativa de Il Tirreno che mette a confronto la città di ieri con quella attuale grazie agli scatti dell'Archivio Fotografico Fazzi. Il nostro Alfredo Fanelli ha colto un momento della piazza ai nostri giorni. Difficile pensarla diversa, visto che questa sistemazione ormai si può definire storica, risalendo a circa 80 anni fa. I meno giovani, però, ricorderanno sicuramente un periodo particolarmente felice per il decoro della piazza, anche questo mai più ripetuto: quando, cioè, il pratino del monumento ai Caduti era curatissimo, pieno di fiori colorati con i quali i giardinieri comunali realizzavano la data, aggiornandola quotidianamente. Un piccolo rimedio allo scempio di qualche decennio prima. Ad essere demoliti, nel 1932, furono diversi palazzi, sostituiti dall'edificio Inail. La nuova costruzione, che non fu fermata nemmeno dal parere contrario della Soprintendenza, andò a rompere, di fatto, un'armonia architettonica in tre punti importanti: piazza San Giusto, via Beccheria e piazza XX Settembre. In piazza San Giusto, ad esempio, la nuova costruzione si è insediata in mezzo alla chiesa - conosciuta fin dal 1040, ricostruita tra il XII e il XIII secolo – e al palazzo Gigli, uno degli esempi più alti di architettura civile lucchese. Su via Beccheria l'intervento fu ritenuto ancora più invasivo. Secondo alcuni studiosi, infatti, ne venne risultata stravolta la perfezione urbanistica “determinata – scriveva il professor Eugenio Luporini nel 1954 - sia dal suo percorso irregolare e sinuoso tra le belle case medievali, pieno di scorci e di prospetti, sia dall'essere come un cannocchiale ombrato che permetteva la comunicazione visiva delle più imponenti piazze cittadine ai suoi sbocchi”. Negli stessi anni, tra l'altro, fu tolta anche l'inferriata che chiudeva il giardinetto – la vediamo nella foto di Cortopassi – per essere usata come recinzione del Rifugio Carlo Del Prete, costruito sulla circonvallazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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