Il Tirreno

Lucca

Ospedale unico, Sereni spara a zero

di Nicola Bellanova
Ospedale unico, Sereni spara a zero

L’ex sindaco chiama in causa anche Enrico Rossi: «Era sostenitore delle due strutture, non può aver cambiato idea...»

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BARGA. Era il 5 agosto 2010, inaugurazione del nuovo laboratorio analisi dell’ospedale San Francesco. Quell’afosa mattina di tre anni fa, ci fu il primo annuncio ufficiale della Regione, per realizzare un nuovo ospedale unico in Valle del Serchio. Fu quell’annuncio che, secondo l’ex sindaco di Barga Umberto Sereni, cambiò il corso della sanità in Valle del Serchio: «Fu l’atto in cui si decise di cambiare la linea Sereni – Bonaldi – Tavanti – Rossi, quella che per anni ha portato ad un ospedale unico basato su due gambe. Poi, la partita è stata riaperta con questa storia del nuovo ospedale, una scelta che ha portato e porterà solo lacerazioni politiche e campanilistiche. Cosa peggiore non si poteva fare».

Sereni sabato non sarà alla manifestazione in difesa della sanità della zona, ma la sua “ombra” non si scaccia: «Ho deciso di non partecipare per non dare adito a strumentalizzazioni e non alimentare tensioni in seno all’amministrazione comunale. Il sindaco Bonini, al quale va tutto il mio appoggio, sta affrontando delle battaglie logoranti e quindi la mia presenza sarebbe inopportuna. Ma spero solo che la gente partecipi massicciamente e faccia sentire la sua voce».

Sulla vicenda sanità, Sereni è coerente, e non cambia la sua posizione: «Si arrivò al 2008 su questo asse istituzionale con il punto di picco, ossia la concessione dei 15 milioni di euro per l’accreditamento dei due nosocomi. All’improvviso si è cambiato rotta, con la storia dell’ospedale unico, nata su presupposti negativi e contro la storia della Valle». Con una chicca che è meglio ricordare, giusto per far luce su quello che poteva essere e non è stato: «Nel 2008, col piano Rossi riuscii a inserire la realizzazione della nuova sala chirurgica di Barga, che significava la chiusura del cerchio per i servizi dell’ospedale, e a quel punto la filiera era completa». E qui la prima stoccata, in puro stile “sereniano”: «Vorrei dire ai tanti tifosi del nuovo ospedale che ora abbiamo la certezza di avere due strutture, alla fine si rischia di averne mezzo. Ma evidentemente a qualcuno fa comodo così». Un cambio repentino sulle politiche sanitarie, che non quadra al vulcanico professore universitario: «I sindaci dell’Alta Garfagnana per anni mi hanno attaccato pesantemente per avere la realizzazione dell’ospedale unico, ma ho resistito al punto da fare il presidente dell’Articolazione zonale per la sanità, riuscendo a far assegnare fondi divisi tra il San Francesco e il Santa Croce. Poi a un certo punto, ancora i primi cittadini garfagnini foraggiati e sostenuti dal consigliere regionale Pellegrinotti che nelle divisioni ci sguazza, hanno iniziato la fronda, rompendo l’unità che aveva dato i suoi frutti».

Gli ultimi intendimenti dell’Asl, poi prontamente smentiti, vorrebbero riduzioni nella funzionalità del reparto di Riabilitazione: «Quando sono entrato da sindaco i posti letto della riabilitazione erano 20, e poi son diventati 32. A conferma della grande considerazione di cui godeva l’ospedale di Barga». Un nuovo “piano Rossi” è quello che per Sereni servirebbe, senza fare passi nel vuoto: «L’ex assessore regionale ora Governatore non può smentire sé stesso a distanza di così poco tempo, non può aver favorito assieme alle istituzioni locali l’integrazione dell’ospedale unico su due gambe e poi fare il contrario. C’è bisogno di un’altra politica, un altro modo di rivedere l’intero discorso». E per finire, c’è anche il tempo di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Chi mi accusa di aver voluto fare il pronto soccorso sbaglia, perché la mia logica è stata meglio a Castelnuovo che nulla, perché il rischio era quello. Ho solo tanta amarezza, e dopo aver fatto dieci anni di sindaco nessuno mi ha più cercato. È come se mi fossi sentito umiliato ed emarginato. Sono stato coerente quando ho detto che non avrei fatto ingerenze nella nuova amministrazione, e ho mantenuto la parola. E rifarei tutto».

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