Finanza
La prof che riscopre la gioia del gioco
Simonetta Simonetti: «L’attività ludica significa prendere parte attiva a quanto la vita ci propone». Ha scritto diversi libri
LUCCA. Ogni 5 gennaio passa parte del compleanno vestendo i panni della Befana nella tradizionale festa di piazza San Francesco. E se apre le sue tasche, spunteranno i sassetti da cui non si separa mai «perché – dice – ogni momento è buono per giocare con niente».
Ma Simonetta Simonetti, lucchese di Porta dei Borghi, insegnante d'inglese in pensione e una laurea anche in pedagogia, è tutt'altro che burlona.
Per lei, anzi, il gioco è una delle cose più serie che ci siano: è formativo, abbatte lo stress e aiuta a ridimensionare i problemi.
«L'attività ludica – spiega – non significa solo fare gioco, ma prendere parte attiva a quanto la vita ci propone con entusiasmo e rispetto per gli altri».
Cultura popolare. Sul gioco e la sua storia Simonetta ha scritto libri, organizza manifestazioni e presiede associazioni. Ma, poiché è convinta che ogni gioco sia espressione di un vissuto culturale e di un territorio sociale che l'ha maturato, il suo interesse spazia a 360 gradi anche su quel vissuto e su quel territorio.
Ecco allora l'altra sua passione per la cultura popolare, le tradizioni, i modi di vita, la storia dei luoghi e delle persone, in particolare di donne.
E pure in questo campo ha scritto numerosi testi, in gran parte incentrati sul territorio lucchese.
Detti e proverbi. «Sono stata allevata a detti, proverbi e ricordi – dice –, e da adulta non potevo che esserne, in qualche modo, custode».
La sua casa è stata un crocevia di usanze e tradizioni provenienti da due mondi diversi, che si sono perfettamente integrati. «Da una parte – spiega – mia madre, originaria di Stabbiano e di solida cultura contadina, poi entrata come operaia alla Manifattura Tabacchi. Dall'altra mio padre, ragazzo di città, alla quale è sempre stato profondamente attaccato, molto aperto e con un grande rispetto nei confronti delle donne. È stato un privilegio, per me e mia sorella, crescere in questo clima».
Sguardo sul passato. Sarà per questo che Simonetta ama volgere lo sguardo a largo raggio verso il passato, aprendo tante finestre e soffermandosi a guardare, con un sentimento che lei stessa ha battezzato “melancostrezza”, cioè malinconia più tristezza.
«Amo tutto quello che ha un passato – dice – perché amo tutto quello che ha un cuore. E mi piace trasmetterne la conoscenza».
Le donne. Anche se non fa una classifica dei temi che le sono più cari, quello femminile, però, occupa sicuramente un posto speciale.
Alla donna più importante, sua madre, ha dedicato il libro “La stella di Stabbiano”, cui sono seguiti, tra gli altri, quelli su Luisa Amalia Paladini, una delle figure lucchesi del Risorgimento, sulle sigaraie della Manifattura Tabacchi e sulle donne lucchesi del primo Novecento.
Anche la Befana e santa Zita, poi, sono passate sotto la sua lente in chiave femminile.
E nel mese di ottobre uscirà un nuovo libro, frutto di una ricerca sulle associazioni di donne nella provincia di Lucca e la loro presenza nei partiti nell’arco temporale che va dal 1946 al 1956.
Giochi di strada. Alla storia e alla divulgazione del gioco Simonetta ha dedicato e dedica altrettanto spazio.
Nonna felice di sei nipoti, anche grazie a loro può sperimentare i giochi semplicissimi, fatti con niente - ad esempio con i sassi che tiene sempre in tasca - di cui poi parla nei libri.
Uno di questi è “Giochi di strada”, dove ha descritto storie e curiosità dei diversi passatempi che una volta riempivano i pomeriggi dei bambini: dalle belle statuine a mosca cieca, da rimpiattino a bandiera, da mondo alla lippa.
Una strada di mondi. Al mondo, uno dei più antichi giochi di strada - conosciuto anche come campana e che il grande scrittore e filosofo Mircea Eliade paragonò a un gioco iniziatico, di discesa simbolica agli inferi e ritorno sulla terra – la professoressa ha dedicato una giornata, alcuni anni fa, organizzando “Una strada di mondi” sulle Mura urbane.
«In varie parti del monumento – racconta – disegnammo venti modi di giocare a campana».
La lippa. Un altro storico passatempo rispolverato da Simonetta è la lippa (o chinè), l'antenato povero del baseball che si giocava con i manici delle scope.
L'ex insegnante presiede l'Associazione Chinè di Lucca e sta preparando un libro interamente dedicato a questo gioco, di cui ha scoperto varianti in tutto il mondo, da Cuba fino allo Sri Lanka.
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