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Disabili, soggiorno estivo ridotto a soli tre giorni
Protestano le famiglie: già a dicembre erano state avvisate all’ultimo momento della chiusura per due settimane del centro diurno specialistico di Carraia
CARRAIA. Raccontano la fatica e la sofferenza indicibili di una vita con un figlio gravemente disabile. Ma non chiedono compassione. Vogliono dignità per i loro figli «che invece vengono considerati gli ultimi della società – dicono - e non interessano a nessuno». E chiedono anche più aiuti per le famiglie «che vengono lasciate sole».
Le madri di alcuni pazienti del centro diurno di Carraia escono dal silenzio e hanno formato un comitato per denunciare carenze, indifferenza e tagli di risorse da parte del Comune e della Asl 2 nei confronti di quella struttura.
Affidata in gestione a una cooperativa, è aperta dalle 8,30 alle 17,30 dal lunedì al venerdì per una trentina di ospiti – da 18 a 50 anni - non autosufficienti, con gravi o gravissimi handicap sia fisici che mentali.
«Il primo problema – spiegano - si è presentato a dicembre scorso, quando il centro è stato chiuso per due settimane , da Natale a Befana, come per le vacanze scolastiche. Non era mai successo e l’avviso ci è stato dato soltanto pochi giorni prima. La chiusura per un periodo così lungo ha creato enormi disagi, che si sono aggiunti a quelli che quotidianamente affrontiamo. Ma più grave è stata la sofferenza patita dai nostri figli, per i quali la frequentazione giornaliera della struttura rappresenta l’unico diversivo in una vita veramente pesante e difficile».
Uno di loro, durante le due settimane, ha avuto una grave crisi psicotica e ha distrutto mezza casa «perché – raccontano i familiari – voleva andare dai suoi amici». Il timore delle madri è che possa succedere ancora. «La chiusura di dicembre – spiegano – ci è stata motivata con la spending rewiev. E per le stesse ragioni è stato ridotto da cinque a tre giorni il prossimo soggiorno estivo, peraltro sempre organizzato in strutture non idonee, tanto che un anno i nostri figli sono stati portati in una località dove per accedere al mare c’erano gli scalini e, quindi, il mare non l’hanno nemmeno visto. Ma su queste carenze abbiamo sempre chiuso un occhio, perché convinte dell’utilità della vacanza. Ancora una volta, però, i nostri figli e le famiglie sono state ignorate, perché tre giorni sono troppo pochi e vanno via quasi tutti nell’organizzazione».
«Tutto questo – concludono – significa che di loro non interessa niente a nessuno, sono considerati gli ultimi della società perché non servono a niente, in particolare perché non votano. E allora giù con i tagli nei loro confronti quando, in realtà, dovrebbero venire prima degli altri perché sono più sfortunati. Ma noi vogliamo che sia garantita la loro dignità».
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