«Travagli e scarsità di letti ma io ho visto camere vuote»
LUCCA. «Se dovessimo ricoverare tutte le donne all'inizio del travaglio, non avremmo letti a sufficienza. Forse è la signora che una volta a casa non ha saputo valutare la sua condizione». Queste...
LUCCA. «Se dovessimo ricoverare tutte le donne all'inizio del travaglio, non avremmo letti a sufficienza. Forse è la signora che una volta a casa non ha saputo valutare la sua condizione».
Queste parole pronunciate dal primario di ostetricia e ginecologia Gianluca Bracco sul caso della donna che ha partorito a casa sotto la doccia hanno suscitato la reazione di una lettrice, Silvia Toschi, di Vicopelago, che dice: «Mia figlia ha occupato il letto di fronte a quello della signora in questione nella camera 5 nei giorni 11-12-13-14 aprile, e ho udito ciò che la mammina, al suo secondo parto, rispondeva a parenti e amici con semplicità e dolcezza: "Avevo i dolori e sono venuta ieri ma il dottore mi ha detto che c'era ancora tempo e mi ha rimandato a casa. A casa la sera facevo la doccia e ho sentito la testina, mi sono stesa per terra ed è nato. Meno male che in casa c'era mamma”.
«La signora non ha saputo valutare la sua condizione? Quanto al timore di non avere letti a sufficienza, passavo davanti a camerate vuote (tutt'al più una paziente) prima di raggiungere la 5. So che siamo in tempo di restrizioni, ma non permettete che tolgano la serenità di lavoro a voi operatori e possano alla fine sortire l'effetto contrario di aumento della spesa pubblica».
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