Finanza
L’immagine della città primo tesoro da tutelare
Il presidente della Fondazione Carilucca spiega la scelta di contribuire in modo decisivo alla riqualificazione di quartieri semi-abbandonati nel centro storico
LUCCA. Un modello per lo sviluppo della città e del territorio? Le scelte, l’azione e la politica della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che non solo mette a disposizioni finanziamenti indispensabili per interventi che altrimenti non si potrebbero fare, ma provvede spesso a realizzarli direttamente. Garantendo, in questo modo, che l’opera si fa bene, bella, e in tempi brevi. Le ristrutturazioni del S. Micheletto, del S. Ponziano, e, ora, del San Francesco parlano da sole. In pochi anni hanno restituito alla città un intero quartiere nella zona est che pareva destinato al definitivo degrado. Fine dalla quale saranno salvate anche le Mura. «Proprio in questi giorni – spiega il presidente della Fondazione, Arturo Lattanzi – ho firmato l’invito per gli appalti ed entro il mese di giugno, come previsto, partiranno i lavori per la ex casa del Boia, l’ex canile, Porta Elisa e la casermetta davanti al Villaggio del Fanciullo. In accordo con il Comune, procederemo con una gestione diretta dell’intervento».
Fino a qualche anno fa la Fondazione si limitava a dare contributi per progetti nell’ambito dei beni culturali, del sociale, del volontariato e dell’associazionismo. Oggi è un partner indispensabile per interventi, anche infrastrutturali, che altrimenti il territorio non vedrebbe mai. Come si è arrivati a questa scelta?
«Con i contributi a pioggia avevamo il vantaggio di poter sostenere tante iniziative meritevoli, ma anche lo svantaggio di non poter dare impulso a progetti di grande respiro. Intendiamoci, non abbiamo certo smesso di sostenere l’attività di tanti soggetti, soprattutto nei campi del volontariato e del sociale, ma abbiamo deciso di mirare di più il nostro impegno per rendere possibili opere di cui c’è un bisogno primario. Nella nostra politica c’è effettivamente stata una svolta: senza dimenticare come siamo nati, abbiamo tenuto conto del momento che stiamo vivendo e della fase economica che non consente agli enti locali investimenti necessari. Abbiamo allora acquistato e dato in affitto a canone sostenibile, in accordo con Regione e Provincia, 52 appartamenti riservati a famiglie e singoli che, pur avendo una fonte di reddito, non guadagnano così poco da poter accedere ai bandi per l’assegnazione una casa popolare, né abbastanza da permettersi l’affitto di un alloggio offerto dal mercato privato. Per questa operazione, costata circa 8 milioni di euro, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha ottenuto dalla Regione Toscana un contributo – previsto dalla legge - pari al 48% dell’investimento iniziale. Questa cifra, che si aggira intorno ai 3,8 milioni di euro, è stata girata alla Fondazione Casa Lucca e da questa reinvestita per la ristrutturazione di un’altra cinquantina di alloggi di proprietà della diocesi e di enti pubblici e privati. Poi abbiamo deciso di valutare i bisogni di Comuni e Provincia per fare una mappa delle priorità».
Sono stati loro a indicare l’urgenza dei lavori nelle scuole, sulle Mura e per il nuovo ponte sul Serchio?
«Sì. Pensi che per le scuole abbiamo avuto richieste di contributi per 105 milioni. Ora sarà difficile individuare quali domande esaudire, i nostri fondi non sono sufficienti per il fabbisogno complessivo. Alle ristrutturazioni abbiamo potuto destinare 21 milioni in quattro anni. Sarebbero stati inizialmente 14, ma poi l’intesa con la Regione ci ha permesso di aggiungere altri 7 milioni individuati per contribuire alla costruzione del nuovo ponte, che invece sarà completamente finanziato da Firenze. Altri 7 milioni vanno per i restauri sulle Mura».
Una trentina di milioni li avete già spesi per i lavori sul complesso di S. Francesco, pressoché ultimati. Restano fondi per altre erogazioni?
«Nel 2012 abbiamo approvato un piano di interventi quadriennale, prevedendo la disponibilità di 23 milioni annui. Per la verità, già nei primi due anni abbiamo potuto dare di più: 24 milioni nel 2012 e 26 nel 2013. E senza attingere ai fondi del nostro patrimonio, che invece abbiamo incrementato. Crescono patrimonio netto (arrivato a 1.182 milioni di euro) e avanzo di esercizio. Siamo arrivati, per questa voce, a superare il dato del 2008, l’ultimo anno prima della crisi. È il risultato dei buoni investimenti frazionati, tutti per somme di relativa entità. L’unico investimento cospicuo è quello dei 160 milioni di quote del Credito Bergamasco, la metà della somma avuta dal Banco Popolare per cedere la nostra parte residua di quote della Cassa di Risparmio di Lucca. Così era scritto negli accordi del Put. Ma anche quest’anno le azioni del Credito Bergamasco hanno reso circa il 3%, un dato buone per il comparto bancario. Un altro investimento importante lo abbiamo fatto per entrare nella Banca del Monte, con l’obiettivo di consolidarne la vocazione di banca locale che sostiene in particolare le piccole aziende. È stato un investimento di 35 milioni per rilevare il 20% delle quote della Fondazione Banca del Monte e per coprire il 20% di aumento del capitale. Come abbiamo visto dal bilancio recentemente approvato, siamo in grado di disporre di altri fondi per progetti che saranno scelti attraverso il consueto bando».
Una parte cospicua dei vostri contributi va a sostenere la presenza e l’attività dell’Imt. Come mai questa scelta?
«Imt rappresenta un’eccellenza che in pochi anni è già riconosciuta a livello internazionale nel campo dell’alta formazione. Partita nel 2007, la scuola ha fatto notevoli passi avanti sotto il profilo della didattica, tanto che i diplomati trovano tutti collocazione quasi immediata in centri di assoluto rilievo. Il motivo primario del nostro impegno per sostenere l’attività di Imt è ottenere ricadute immediate sull’economia locale, soprattutto attraverso la ricerca. Sotto questo aspetto è avviato un percorso che seguiamo perché si arrivi a centrare l’obbiettivo. Non ci nascondiamo che i 5 milioni annui messi a disposizione dallo Stato non sono sufficienti per favorire il grande sviluppo che Imt potrebbe avere, ma ci conforta il fatto che stiano arrivando anche finanziamenti europei che, tra l’altro, hanno permesso di assumere docenti a titolo definitivo. Intanto puntiamo sui frequentanti che arrivano da tutto il mondo e diventano una sorta di ambasciatori di Lucca. Per una quarantina di borse di studio, nell’ultimo anno ci sono state 2036 domande da ogni parte della terra. Accanto all’impegno per Imt, mi preme ricordare il sostegno che diamo anche ai corsi di Campus, altra realtà universitaria che si sta affermando sempre di più».
Da uomo di banca ed esperto di economia, quale via vede perché anche Lucca possa riprendere il treno dello sviluppo?
«Tutti confidiamo nella ripresa e vedo prospettive buone per i nostri comparti più forti, il cartario e il meccanico. Ho qualche dubbio invece sull’edilizia: il settore piano piano ripartirà, ma prevedo un recupero lento. La carta che Lucca però può giocare è il turismo: la città e il territorio hanno tutto per attirare crescenti flussi qualificati di turismo. Deve prendere l’occasione al volo e non fare passi falsi».
Cosa vuol dire?
«Non è più rimandabile una organizzazione mirata della promozione e della calendarizzazione degli eventi, che deve puntare tutto sulla qualità della proposta. E, al tempo stesso, bisogna stare attenti a tutelare e qualificare sempre di più l’immagine della città».
I rappresentanti degli operatori del turismo sostengono che, promozione a parte, fondamentale sia la cura della città e criticano l’assalto che di fatto sta subendo l’immagine di Lucca, a partire dall’arredo urbano.
«Mi pare un timore fondato. Noto anche io che strade e piazze, anche davanti a monumenti di straordinaria bellezza, sono spesso nascosti alla vista dai tavoli e dai gazebo dei locali pubblici, il cui numero, in questi anni, è forse cresciuto in modo eccessivo. Mi sembra che occorra maggiore attenzione a questo fenomeno. Più ancora mi preoccupa la scelta di costringere residenti e attività ad esporre i rifiuti nei bidoncini per la raccolta differenziata. Mi pare una iniziativa controproducente che rischia di inondare le strade rifiuti, oltre che di contenitori antiestetici».
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