Il dolore
Due feti morti nel grembo delle madri
Dopo il piccolo venuto alla luce senza vita, altri due casi tragici. Il primario Bracco: «Abbiamo seguito tutte le procedure»
LUCCA. Due feti che hanno cessato di vivere nel grembo delle madri e un bambino nato morto. Tre episodi tragici nel giro di pochi giorni che hanno creato sconcerto e preoccupazione. Ma secondo il primario di ostetricia e ginecologia Gianluca Bracco le donne lucchesi possono continuare a scegliere il Camppo di Marte per dare alla luce i propri figli con serenità e fiducia.
Dottor Bracco, che cosa è successo?
«Due donne sono arrivate in ospedale con il bambino morto. Nel primo caso ci siamo accorti che il cuore si era fermato già da qualche tempo. Nel secondo caso la mamma dal mattino non sentiva più il battito. Sono due situazioni tragiche che purtroppo rientrano nella casistica».
Come possono essere spiegate queste due morti?
«Non riusciamo a dare una spiegazione. Molte volte si tratta di bambini di 38-39 settimane, tragici epiloghi di gravidanze splendide: tutto a un tratto il cuore cessa di battere».
Poi la vicenda del bambino della coppia dello Sri-Lanka nato morto.
«E’ un caso che ci lascia perplessi. Non ci capacitiamo del perché sia nato morto. Tutti i dati che avevamo fino a quel momento non segnalavano niente di strano, altrimenti avremmo operato diversamente. Con le tecniche di cui disponiamo non siamo riusciti a capire che c’era qualcosa che poteva andare male».
I protocolli sono stati seguiti alla lettera?
«Quando sono arrivato a Lucca la prima cosa che ho fatto è stato rivedere e rimodellare i protocolli. Abbiamo procedure precise. Quel giorno non ero in ospedale, ma ho visto la cartella clinica ed è stato fatto quello che si doveva fare».
La Regione spinge molto per il parto naturale e la riduzione dei cesarei. Questa linea può incidere nel comportamento e nelle decisioni dei medici?
«La Regione chiede di tenere i cesarei intorno al 20%, altrimenti sono previste penalizzazioni come la riduzione del budget. Noi siamo vicini a questa percentuale. Bisogna però sempre tutelarci e preoccuparci che non accada niente a mamma e bambino e se dobbiamo scegliere privilegiamo questo secondo aspetto».
Non è un periodo fortunato per ostetricia. A metà aprile una paziente visitata e poi rimandata a casa ha partorito poco dopo sotto la doccia.
«Se noi dovessimo ricoverare tutte le donne all’inizio del travaglio non avremmo letti a sufficienza. Perché trattenere una paziente che ha poche contrazioni e non presenta dilatazione? Forse è la signora che una volta a casa non ha saputo valutare la sua condizione».
E’ vero che le pazienti che arrivano in ospedale senza essere state seguite da un medico del reparto hanno meno attenzioni?
«No. E’ da anni che non succede più. Faccio un esempio: io non vado mai al parto delle mie pazienti, va chi è di turno. Me ne posso interessare, chiedo notizie, ma non intralcio il lavoro dei miei colleghi».
Si può continuare a venire con fiducia a partorire al Campo di Marte?
«Le donne devono venire, come peraltro stanno già facendo da anni. Sono a Lucca da 5 anni e mi sono rimboccato le maniche. Facevamo 750 parti e ora siamo a 1100, abbiamo ridotto le fughe. Abbiamo avuto 5mila parti e non era mai successo nulla prima del caso dell’altro giorno».
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