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Baronti: «Le dimissioni un atto inutile»

Baronti: «Le dimissioni un atto inutile»

Il responsabile di Sel boccia la decisione di Quilici e Ciacci e dice: «Dovevano dar sfogo prima al loro malessere»

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CAPANNORI. Solidarietà e vicinanza a Leana Quilici e Alessio Ciacci, ma anche perplessità per aver abbandonato la nave senza aver portato con forza all’attenzione della giunta quel malessere cresciuto negli anni e che doveva venire alla luce prima.

Eugenio Baronti, responsabile del circolo della Piana di Sel ed esponente di primo piano della vita politica capannorese, non è convinto del tutto del gesto di Quilici e Ciacci, che si sono dimessi dalla giunta guidata dal sindaco Del Ghingaro.

«E’ passato il tempo della denuncia - dice Baronti - adesso è venuto il tempo della ricostruzione».

E ricorda lo stretto rapporto di amicizia con Alessio Ciacci che nel 2007 lo sostituì quando andai in Regione e che è stato il continuatore di politiche «che ci hanno sempre visto, e ci vedono tutt’ora, in profonda sintonia culturale e politica».

Dice Baronti: «Sinistra, ecologia e libertà non è uscita dalla giunta perché in giunta non c’è mai stata, Leana Quilici e Alessio Ciacci non sono iscritti a Sel e Sel non è nemmeno rappresentata nel consiglio comunale di Capannori per il semplice fatto che è nata nel 2010 dopo le elezioni amministrative di Capannori. La componente che ha dato vita a Sel si presentò nella lista unitaria di Sinistra per Capannori.

«Per molti questa crisi è apparsa come un fulmine a ciel sereno - dice Baronti - nella realtà non è così, perchè Il fuoco covava da molto sotto le ceneri. Politicamente non condivido questa scelta di dimettersi e soprattutto mi appare incomprensibile questo improvviso irrigidimento di Sinistra per Capannori dopo che per almeno quattro anni non si è mai dissociata pubblicamente dai metodi di gestione del sindaco. Non ricordo un’uscita pubblica di critica al sindaco, eppure di cose ne sono successe tante e di tutti colori».

A partire dalla rottura con Sel sulla vicenda dell’impianto di compostaggio che alimentò una dura contrapposizione tra Sel e il sindaco e che alla fine portò al disfacimento dell’esperienza unitaria di Spc e alla perdita del suo gruppo consiliare, uno con il sindaco, uno contro, nel gruppo misto.

«Quattro anni in cui in continuazione - spiega Baronti - abbiamo tentato e ritentato di creare momenti di confronto attorno ad un tavolo, tutti insieme, con le nostre diversità, ma niente da fare, Spc sempre assente come i moderati e con la parte del Pd che rifiutava di sedersi con chi rappresentava il dissenso nei confronti di certi metodi di governo. Poi la presidenza dell’Aquapur a Lara Pacini, donna di destra, la cacciata ed emarginazione politica dei dissidenti del Pd, la nomina alla presidenza di Capannori Servizi di un consigliere dell’Udc, l’esternazione pubblica del sindaco che considerava Sel “la forza più vivace dell’opposizione”, ponendoci unilateralmente fuori dalla coalizione senza che nessuna forza politica, Spc compresa, dicessero una parola a riguardo».

Severa l’analisi di Baronti che aggiunge: «Sono anni che non esiste nessun confronto politico programmatico tra le forze della coalizione della maggioranza che hanno dato vita e sostegno a questa amministrazione, perché, tra i cosiddetti fedelissimi del sindaco, si è formata e consolidata per quattro anni, la convinzione che con chi dissente e non accetta certi metodi non si discute e tra questi, con una assurda e incomprensibile idea di lealtà trasformata in fedeltà, c’era anche Sinistra per Capannori».

«Per concludere, mi sarei aspettato che Leana e Alessio portassero con forza in giunta questo malessere che è cresciuto negli anni creando quel clima pesante che oggi giustamente denunciano, facendosi carico di una critica costruttiva e propositiva, mai antagonista, presente da sempre nella coalizione, per acquisire insieme più forza e peso politico, ricreando le condizioni per riprendere un percorso di ricostruzione di relazioni umane e politiche, guardano avanti a quello che dovrà essere il futuro di Capannori dopo Giorgio Del Ghingaro in scadenza di mandato, rivendicando con orgoglio le cose belle che sono state fatte e segnando invece una netta discontinuità nei metodi di gestione delle relazioni politiche. Aver gettato la spugna in questo modo senza combattere una battaglia aperta non mi piace, anche perché rischia di essere un sacrificio che non produce nessun beneficio per la comunità capannorese, serve solo a rafforzare una denuncia ma dopo quattro anni questo non più tempo per la denuncia è il tempo della ricostruzione». (r.l)

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