La manifestazione
«Quel progetto è dannoso»
Legambiente attacca: non si fanno i piani dopo aver dato licenze
LUCCA. Dire biomasse non significa ad ogni buon conto dribblare ogni ostacolo autorizzativo. Anche le centrali a biomasse debbono essere sostenibili, avere la capacità di ottimizzare l’uso del calore prodotto (da sfruttare non solo come energia da vendere ma anche per reti integrate di teleriscaldamento). Le centrali a biomasse devono andare incontro alla comunità, non inserirsi in contesti dove la qualità dell’aria è già critica; l’ideale sarebbe tante piccole centrali diffuse, soprattutto in territori montani e non metanizzati. Parte da queste affermazioni il presidente della sezione lucchese di Legambiente Michele Urbano nel suo intervento al consiglio provinciale sulle biomasse in qualità di esponente dell’associazione a livello nazionale.
Urbano ritiene che «dallo spreco di energia e di risorse non si potrà mai creare valore e occupazione». Un’affermazione che parte anche - in questo caso forse soprattutto - dagli esempi che si sono verificati sul territorio della Lucchesia.
Il progetto di conversione della cartiera Alce in centrale a biomasse per primo. Ripercorrendo un excursus della vicenda, Urbano sottolinea come «la finalità del progetto Alce non è in relazione alle esigenze del territorio, ma ne prescinde. Le dimensioni dell’impianto sono oltre trenta volte maggiori di quelle definite dal Pier (piano industriale energetico regionale).Le biomasse da utilizzare, oltre 150mila tonnellate l’anno, dovranno necessariamente provenire da altre province e anche da fuori regione: ciò avrà conseguenze sull’efficienza dell’impianto, in quanto una considerevole quantità di energia sarà associata alla movimentazione dei mezzi, e questo vanificherà l’apparente maggiore efficienza elettrica dell’impianto, fra l’altro non cogenerativo».
E, sempre urbano, sottolinea che «l’impatto ambientale delle attività di Alce non è mai stato oggetto di valutazione. Eppure si trattava di cartiera e sin sono svolte nell’impianto altre attività chimiche per le quali la normativa comunitaria avrebbe imposto l’espletamento di una valutazione di impatto ambientale». Sempre l’esponente di Legambiente fa emergere che «il progetto di realizzazione di una nuova centrale a biomasse a servizio della produzione di tannino è stato presentato come un elemento di miglioramento dell’impatto ambientale rispetto a una attività precedente che però era stata autorizzata in assenza di valutazione di impatto ambientale. Dunque, miglioramento rispetto a cosa?».
In ultima analisi un altro dato relativo al progetto di centrale: il fatto che sia stata autorizzata in una zona «in cui espressamente il Ptc (piano territoriale di coordinamento) vieta l’insediamento di nuove centrali termoelettriche - dice ancora Urbano -e ciò a tutela dei corsi d’acqua e dell’acquifero: in relazione a questo si è parlato di una ricollocazione di una centrale che già esisteva. Per tutti questi motivi Alce porterà più danni che benefici a Bagni di Lucca».
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