Sicurezza
«Le centrali? Da azzerare senza la cogenerazione»
LUCCA. La cogenerazione chi l’ha vista. Michela Caniparoli se lo domanda e lo domanda più di una volta nel suo intervento al consiglio provinciale aperto sulle biomasse. Michela vive a San Marco e...
LUCCA. La cogenerazione chi l’ha vista. Michela Caniparoli se lo domanda e lo domanda più di una volta nel suo intervento al consiglio provinciale aperto sulle biomasse. Michela vive a San Marco e fa parte del comitato Aria pulita, nato dopo la costruzione, in via della Canovetta, di due centrali a biomasse che hanno cambiato la vita dei residenti in quella zona. Rumori, maleodoranze, emissioni oltre i limiti di ammoniaca. Michela parla infatti a nome del comitato. Lotta da oltre un anno e alcuni risultati li ha ottenuti, come l’abbattimento del rumore e la riduzione dei limiti tollerati delle emissioni.
In ballo ci sono sempre l’ammoniaca in eccesso e le maleodoranze. Ma c’è anche un altro aspetto, per niente trascurabile. E cioè il motivo per il quale le centrali sono state autorizzate: la cogenerazione, la possibilità cioè di produrre, con i motori alimentati da olio di colza che creano energia, altra energia a basso costo per chi vive e lavora in quella zona.
«Ad oggi - dice Michela Caniparoli - non sappiamo con certezza se questi impianti faranno cogenerazione o come la faranno o la fanno. La presenza della cogenerazione ha permesso una procedura più snella dell’iter autorizzativo. Cogenerazione che, come attestato anche dall’Alerr (agenzia lucchese recupero risorse, ndr) nella relazione che le fu commissionata allo scopo da Provincia e Comune, doveva essere già presente. Nella relazione si spiega che la mancanza dei documenti attestanti l’effettiva cogenerazione inficia l’iter autorizzativo. Come mai si è stati tanto indulgenti con questa azienda? Non abbiamo ricevuto risposte al riguardo. Perché, nonostante una così grave inadempienza non si è azzerato tutto?». E conclude con un appello: «I fumi volano e si spargono chissà dove. Come possiamo stare tranquilli e fidarci di queste tecnologie?».
Barbara Antoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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