Sicurezza
Lavoro contro ambiente e l’Alce diventa come l’Ilva
Posizioni distanti nell’assemblea aperta agli interventi esterni in Palazzo Ducale Comitati e sindaci da una parte, dall’altra l’alleanza fra impresa e operai
LUCCA. Il paragone è di quelli forti, che ti risvegliano nella mente interi quartieri arrossati dagli scariche delle ciminiere e decine di persone ammalate. Eppure, fatti le dovute proporzioni, il clima che si respirava ieri all’affollatissimo consiglio provinciale aperto sulle biomasse ricordava quello che sta succedendo a Taranto dove il caso Ilva ha disegnato una drammatica spaccatura fra lavoro e ambiente.
Nella nostra provincia qualcosa del genere sta accadendo soprattutto per il progetto dell’Alce a Fornoli: impianto di estrazione del tannino con annessa ex cartiera da riconvertire in centrale a biomasse legnose per supportare la “distillazione” del tannino.
A mettere in tavola il drammatico paragone è stato il sindaco di Borgo a Mozzano Francesco Poggi, fra gli oppositori del progetto (già autorizzato dalla Provincia): «Mi dispiace ci troviamo sempre a contrapposizione fra ambiente e lavoro. Siamo la Taranto della provincia di Lucca. Rendiamoci conto che da dieci anni la Valle è spaccata: dobbiamo dire sì al profitto, ma non alla massimizzazione del profitto a ogni costo. Io non sono contro gli inceneritori, ma il sito scelto pe rl’Alce è sbagliato». Parole rimarcate dal collega Massimo Betti (Bagni di Lucca): «È stata fatta una guerra fra poveri, nella quale gli operai sono stati mandati avanti e i generali sono rimasti nelle retrovie».
Sull’altro versante, quello degli operai (o dei soldati, secondo l’immagine di Betti) ha parlato Federico Fontanini, a nome dei sindacati confederali. Che ha battuto, com’è logico, sul tasto del lavoro: «Fino a poco tempo fa c’erano 100 dipendenti. Ora ce ne sono 70 e 60 saranno riassunti grazie al progetto». Ma, al di là della contabilità, Fontantini ha squadernato il tema del futuro di Bagni di Lucca e di quella parte della valle: «Il turismo è praticamente scomparso. Vogliamo salvare quel poco di insediamento industriale rimasto? O Vogliamo che Bagni di Lucca diventi solo un dormitorio, dal quale la gente va via perché non c’è più opportunità di lavoro?».
Contrarissimi al progetto i comitati cittadini, che hanno ricordato i problemi sul piano ambientale e su quello della salute: il dottor Mario Betti ha parlato di un aumento di tumori, allergie e linfomi e leucemie nei bambini. Maura Bertolozzi, del Comitato ambiente di Fornoli, ha attaccato duramente la Provincia, spiegando di «aver chiesto questo consiglio già quattro anni fa» e sostenendo che la «Provincia ha abdicato al ruolo di controllo del territorio della politica».
Sul versante opposto la proprietà di Alce. Pungente il presidente Maurizio Varraud, che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto nei confronti del sindaco Poggi: «Era favorevole nel 2004, poi nel 2009 ha cambiato idea». Oltre a questo Varraud ha riconfermato i miglioramenti per l’ambiente che il progetto Alce comporterà, e anche quelli per i baschi che forniranno la legna. Alla fine, mandato alle commissioni per stilare un documento conclusivo. E ognuno torna a casa rimanendo della propria idea.
Luca Cinotti
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