Sicurezza
Il nuovo ponte? Mai in via di Camaiore
«Va realizzato più a nord, lontano dalle abitazioni e dalle aree che sono state riconosciute a rischio idrogeologico»
LUCCA. Prima sono spuntati gli operai. Poco dopo i mezzi pesanti, su e giù in via di Moriano, a Monte San Quirico. Un viavai sull'argine, lungo la strada e i campi che tappezzano di verde lo spazio fra la Freddana e il Serchio. Sopralluoghi? Controlli? Opera di bonifica o pulizia delle fosse?
La curiosità di Anna Maria si è fatta sempre più incalzante, non riusciva a darsi una risposta convincente, nulla di quello che le passava per la testa sembrava soddisfarla. Così è scesa in strada, ha raggiunto gli operai e ha fatto domande. E, di certo, fra tutte le spiegazioni ipotizzate, quella ricevuta era l'ultima dei suoi pensieri. «Mi hanno risposto – racconta – che stavano facendo dei sopralluoghi in vista della costruzione del nuovo ponte sul Serchio. Stavano controllando l'area interessata dai lavori. Sono rimasta basita».
Anna Maria Battistini, signora distinta e determinata, impiegata dell'Inps, ha riordinato i pensieri, ha convocato in riunione famiglia e vicini e di lì a poco ha dato vita al comitato paesano “Pro ponte, ma in giusto loco”. In paese la conoscono tutti, per molti è diventata “la Pasionaria”, un omaggio ironico e affettuoso al suo modo accorato e diretto di affrontare la questione e al suo essersi spesa fin da subito per la causa, tra assemblee fiume e notti insonni.
«Quello che proprio non capisco – continua – è perché le amministrazioni, in particolare la Provincia, non accettino di farci leggere i dati e gli studi di fattibilità sul nuovo ponte. Non capisco tutta questa fretta, tutto questo bisogno improvviso di costruire un'opera del genere in una zona ad alto rischio idraulico, come già evidenziato dall'Autorità di Bacino e dalla Soprintendenza. Perché il presidente Baccelli non ci riceve? Perché non risponde alle nostre osservazioni con documenti? Sono diversi mesi che viviamo con questa angoscia quotidiana: è come se si fosse aperto un mondo davanti a me, di cui non conoscevo niente. Riunioni, telefonate, accordi, carte, intrecci. Quando siamo andati alla prima riunione in Provincia per la presentazione dei progetti ho assistito a una scena surreale: da una parte c'erano gli amministratori che mostravano le cartine, parlando in modo molto tecnico, quasi incomprensibile; dall'altra la gente, preoccupata e arrabbiata. E in mezzo un divario».
Il centro operativo del comitato è casa di Anna Maria: qui si riuniscono periodicamente le famiglie coinvolte dal progetto, dislocate tra Monte San Quirico e Vallebuia. E, come per il comitato contro gli assi viari, anche qui la protesta è diventata intergenerazionale e familiare. Così c'è Nicola Giuntini, studente in medicina, figlio di Anna Maria. È stato lui a scaricare le carte da internet, a stampare le cartine e a percorrere in lungo e in largo le aree intorno a casa sua per capire dove e come verrà costruito il nuovo ponte. «Non siamo contrari al ponte – spiega –. Siamo contrari a costruirlo sulla via di Camaiore. Questo progetto rientrava in quello degli assi viari: anche l'Anas aveva pensato di realizzarlo più a nord rispetto alla via di Camaiore, lontano dalle case e dalle aree con rischio idrogeologico. Queste zone sono considerate ad alto rischio dal piano strutturale: non vogliamo finire sott'acqua, come è successo a San Filippo per il nuovo ospedale. Chi dice che farlo altrove costerebbe di più dice una scorrettezza, perché non tiene conto di tutte le opere aggiuntive di collegamento al ponte. Tra l'altro l'opera così come è stata pensata richiede di andare a toccare l'argine maestro del Serchio e non mi sembra una cosa da poco».
Il rischio allagamenti è molto sentito: qui le case si trovano fra tre corsi d'acqua e quando piove a dirotto la paura diventa incontenibile. «Quando la Freddana e il Serchio sono alti – raccontano Erika Vannucci e Mirco Pucci – è un continuo spostare gli oggetti di valore dal piano terra ai piani alti. Abbiamo lo scolmatore per il drenaggio delle acque, così come gli abitanti di Tre Cancelli e Arsina: stando al progetto del nuovo ponte dovrebbe essere realizzata una rotonda proprio sopra lo scolmatore. Come è possibile? Questa è sempre stata considerata una delle zone migliori di Lucca; i cittadini venivano qui a fare il bagno d'estate per l'acqua limpida e pulita: ora è tutto in abbandono».
Lettura quotidiana e minuziosa dei quotidiani, telefonate per fissare gli appuntamenti, incontri con le altre associazioni: ecco come si sviluppa l'esistenza di un comitato che vive con la sensazione perenne che il tempo gli stia sfuggendo di mano. «E se poi è troppo tardi? - conclude Graziano Dovichi – Qui ci sono le nostre case, i nostri campi, il nostro territorio da difendere e riqualificare. Ecco perché continueremo a lottare un minuto più di loro».
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