La manifestazione
Anche Ciacci se ne va dalla giunta
Duro con l’esecutivo Del Ghingaro: «L’amministrazione non può essere una fortezza chiusa e sorda alle voci critiche»
CAPANNORI. Ancora una scossa nel bel mezzo del terremoto politico che ha investito l’amministrazione comunale. Lascia la giunta l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci, anche lui come Leana Quilici dimissionaria solo alcuni giorni fa di Sinistra per Capannori. In pochI giorni l’amministrazione ha perso due assessori e anche i coordinatori della commissione pari opportunità e dell’Osservatorio per la pace. Le tensioni accumulatesi negli ultimi anni del secondo mandato del sindaco Giorgio Del Ghingaro sono esplose all’improvviso e rischiano di lasciare segni profondi negli ultimi mesi di governo.
«La mia idea di politica è sempre stata e continua a essere quella di servizio per il bene della comunità, di continuo dialogo, di confronto e arricchimento reciproco. Oggi, purtroppo, questo clima è cambiato, l’esperienza amministrativa è profondamente segnata da fratture politiche generate ad arte. Queste fratture rendono impossibile lavorare insieme ed escludono dalle scelte una parte importante dell'amministrazione».
Con queste poche righe, contenute in una nota, Ciacci spiega senza usare mezzi termini quali siano le motivazioni che lo hanno portato a lasciare. A monte di questo documento giorni di tensione, iniziati tra la fine di aprile e il 1º maggio, con le associazioni di volontariato che annunciavano di non voler partecipare al concertone di piazza Aldo Moro e lo schieramento di sinistra che invitava il primo cittadino a riprendere il dialogo con tutte le parti politiche. Poche ore dopo, le dimissioni dell’assessore Quilici. Ora, quelle di Ciacci.
Giunta Del Ghingaro alla frutta? Probabilmente no, ma è chiaro che la resa dei conti nel centrosinistra è iniziata. Le sanguinose battaglie su temi fondamentali per il territorio, a partire dall’impianto di compostaggio, hanno lasciato, negli anni, ferite aperte, che la coalizione pare non aver saputo curare.
Sul banco degli imputati, il primo cittadino. Sia che si tratti degli scontri interni al Pd e alla maggioranza in generale di qualche mese fa (da ricordare il passaggio di Alessio Cecchini, uno dei “dissidenti”, nel gruppo misto proprio in seguito alle roventi polemiche sull’impianto di compostaggio), o del dibattito sugli assessori dimissionari degli ultimi giorni, Del Ghingaro è sempre stato accusato di andare per la sua strada, di non ascoltare nessuno, né i partiti né le istanze provenienti dalla comunità. Le polemiche con il primo cittadino erano iniziate alcuni mesi fa, dopo che il giovane assessore aveva vinto il premio “Personaggio Ambiente 2013”. Del Ghingaro lo aveva apostrofato pubblicamente, sottolineando come quel premio non fosse solo suo, ma di tutta Capannori.
«Non si può far finta di niente, minimizzando o interpretando le fratture politiche come difficoltà di carattere personale, perché tali non sono – dice l’ex assessore - Per questo ho presentato le mie dimissioni al sindaco. L'amministrazione non può essere una fortezza chiusa e sorda alle voci critiche e alle richieste di maggiore partecipazione e trasparenza. Il sindaco non avrà difficoltà a ridistribuire le mie deleghe, perseguendo la stessa strategia che ha fatto seguito alle dimissioni di Leana Quilici, con l'obiettivo di rafforzare altri membri della giunta in vista delle prossime elezioni amministrative. Quilici, a cui va tutta la mia solidarietà, ha svolto un lavoro preziosissimo per il Comune e per tutto il territorio, ha dedicato tempo, passione, costanza a un’idea di istruzione, di cultura, di pari opportunità e di pace che ho profondamente condiviso, che ha strutturato preziose collaborazioni sul territorio e per il territorio. Le sue dimissioni potevano e dovevano essere evitate. La politica è servizio, deve coinvolgere e aggregare la cittadinanza, non può costruire muri. Non è e non si può trasformare in uno strumento di potere che serve alle proprie ambizioni e a isolare chi non è funzionale a questa logica».
Ciacci si tira fuori da una giunta in cui non si riconosce più, anche se venerdì aveva accettato una delle deleghe della Quilici. Si lascia alle spalle il lavoro fatto nell’ambito della raccolta dei rifiuti e delle politiche ambientali, che aveva ereditato da Eugenio Baronti e che lo ha portato alla ribalta nazionale. «Ringrazio i cittadini di Capannori, i dipendenti di Ascit e del Comune. Con loro Capannori è diventato un modello in tutta Italia in campo ambientale. Mi batterò affinché non vengano interrotte le cose buone che il sindaco ci ha concesso di fare in questi anni. Ora, però, è il momento delle scelte, è il momento di distinguersi da metodi che non sono parte delle mie idee democratiche».
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