Il Tirreno

Lucca

«Siti archeologici sul tracciato degli assi»

di Luca Cinotti
«Siti archeologici sul tracciato degli assi»

La relazione commissionata dall’Anas per la stesura del progetto preliminare «Servono ulteriori indagini sul terreno e anche riprese aeree»

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. C’è un “convitato di pietra” nel dibattito sugli assi viari: un aspetto che ancora non è emerso, ma che in una zona come la piana di Lucca può avere una grande importanza e che è compendiato nelle 60 pagine della “Relazione archeologica” commissionata dall’Anas per il progetto preliminare degli assi viari. Nella relazione, eseguita dal Dipartimento di scienze dei beni culturali dell’Università della Tuscia a Viterbo, coordinata dal professor Stefano De Angeli emerge una serie di possibili criticità lungo il percorso degli assi e, soprattutto, la richiesta di poter effettuare nuove e più approfondite indagini.

Gli studiosi hanno prima analizzato i ritrovamenti di reperti in tutta l’area della piana di Lucca, per comprendere la possibile distribuzione degli insediamenti umani nel passato; in seguito hanno “incrociato” questa analisi con il progetto di tracciato degli assi, individuando vari livelli di rischio.

Le zone “calde”, denominati “Tratti con rischio archeologico relativo alto” sono cinque. Il primo appartiene all’asse Nord-Sud, alle spalle del Molino Pardini: qui, infatti, sono stati ritrovati tratti di lastricato romano e una lastra di marmo con un rilievo probabilmente parte di un monumento funebre del I secolo dopo Cristo. Il secondo e il terzo punto critico sono relativi ai lavori per il cavalcaferrovia sulla Lucca-Firenze e al relativo cantiere: nelle vicinanze, ricorda la relazione, sono stati trovati reperti di una necropoli etrusca. Il quarto tratto al centro dell’attenzione è l’inizio dell’asse ovest-est a San Concordio, in un luogo «attraversato da un antico percorso stradale ipotizzato, che dal centro abitato si dirigeva verso sud». Infine, ricadono in un’area a rischio l’ultimo tratto dell’asse Ovest-Est e la buona parte di quello Est-Ovest per la presenza di «varie evidenze significative, tra cui ville, ritrovamenti scultorei occasionali e un tratto di strada». Alcuni di questi siti, inoltre, sarebbero quasi coincidenti con il tracciato dell’opera. Vi sono, inoltre, altri sei tratti considerati a “rischio relativo medio”.

Nella conclusione, gli esperti spiegano che «in considerazioni delle limitazioni incontrate nel corso delle attività di ricognizione, svolte nel mese di agosto, dovute a una scarsa visibilità dei terreni, si propone un ’attività supplementare di ricognizione dei suoli, nei punti a maggior rischio relativo, in un momento dell’anno di maggiore visibilità dei suoli (ottobre-novembre-dicembre). È inoltre possibile affiancare ai risultati dello studio archeologico un’attività di fotointerpretazione, da eseguire su eventuali riprese aeree effettuate appositamente per il progetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze