Il dolore
Cecità contestata, medico nei guai
Oculista lucchese sotto accusa per aver certificato l’invalidità dal 2003
PISA. È un oculista di Lucca il medico denunciato per falso dalla Guardia di finanza nell’inchiesta “Blind dancer", ballerina cieca, su una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato contestata a una centralinista di San Giuliano Terme.
La donna, Lorella Barbuti, 55 anni, madre dell’ex vice sindaco Juri Sbrana, sostiene di essere una grave invalida e non accetta di passare per una che truffa lo Stato. «Soffro di una forma di retinite pigmentosa dalla nascita che mi ha completamente oscurato l'occhio destro, lasciandomi al sinistro una lieve capacità percettiva delle ombre e dei movimenti della mano» ha dichiarato al nostro giornale.
Per la Finanza, invece, la sua cecità assoluta è falsa e, grazie alle certificazioni firmate dal medico lucchese, dal 2003 avrebbe ottenuto almeno 66mila euro come pensione di invalidità che ora gli inquirenti rivogliono indietro. Per cautelarsi le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro cautelativo, su disposizione della magistratura, i beni della donna per un importo equivalente alle indennità percepite secondo l’accusa in modo illecito.
Ai due indagati è già stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini condotte dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora. La centralinista e il medico hanno ora 20 giorni per presentare memoria difensive, documenti o chiedere di essere sentiti dal titolare dell’inchiesta. Dopo di che la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione.
Nel corso delle indagini non sono emerse altre responsabilità a livello di Inps e commissione medica dell’Asl sul caso finito sotto la lente della Finanza. Per Procura e finanzieri le ipotesi di reato vanno circoscritte solo al libero professionista lucchese e alla centralinista, filmata mentre legge il giornale, esce da sola a prendere il caffè, sceglie capi di abbigliamento e su un palco si libera in danze orientali. Nella sua difesa rivendica il diritto di essere parte attiva sul lavoro e nella società.
«Un cieco deve rinunciare alla vita? - ha spiegato al Tirreno –. La mia cecità è dettagliatamente comprovata da certificazioni mediche che posso esibire in qualsiasi momento a testimonianza del mio stato – Sono una cieca che non rinuncia alla gioia di essere donna. È un peccato?».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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