Il Tirreno

Lucca

ellena pioli (sert)

«Dipendenze in aumento tra ragazzi e pensionati»

LUCCA. C’è l’adolescente che ruba la carta di credito prepagata dei genitori per giocare al poker online. Oppure c’è l’anziano che spende gran parte della pensione al videopoker. O, ancora, il marito...

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LUCCA. C’è l’adolescente che ruba la carta di credito prepagata dei genitori per giocare al poker online. Oppure c’è l’anziano che spende gran parte della pensione al videopoker. O, ancora, il marito che non riesce più a pagare le bollette della luce e, quando la corrente viene staccata, è costretto a confessare alla moglie che ha perso tutto al gioco. Tante facce di una stessa medaglia, tante storie vere che si sono presentate al Centro ambulatoriale giocatori patologici del Sert dell’Asl, diretto dalla dottoressa Ellena Pioli. Che conferma come il fenomeno sia in crescita, anche nei suoi caratteri più estremi: «Abbiamo avuto un aumento dei casi. Siamo a circa 200 persone in trattamento (erano 193 a fine 2012, ndr). È un incremento che è dovuto in gran parte a un’offerta di gioco che è sempre maggiore».

Come si riconosce un giocatore patologico?

«Ci sono diversi parametri. Fra questi, la ricorrenza nel tempo e la ricorrenza del comportamento, che compromette le attività personali. Il giocatore patologico, poi, impiega una quantità crescente di denaro per raggiungere lo stato di eccitazione. Ha anche tentato di ridurre le giocate, ma non ci è riuscito. E spesso mente a familiari e amici».

Quali sono i giochi più pericolosi?

«Quelli in cui prevale la velocità di gioco e l’impossibilità del ragionamento, come i videopoker e le slot».

Com’è che un paziente arriva in cura al vostro centro?

«Nella gran parte dei casi sono i familiari ad avvertirci. Riceviamo continuamente telefonate, anche da fuori della Toscana, visto che il nostro centro è ormai ben conosciuto».

Il gioco patologico è legato alla mancanza di lavoro?

«Non solo. In realtà i dati dimostrano che la maggior parte delle persone che abbiamo in cura ha un lavoro. Ma spesso si tratta comunque di fasce sociali ed economiche deboli, che sperano di migliorare la propria condizione».

Quali fasce di età sono più a rischio?

«Posso dire che abbiamo un aumento degli estremi, cioè minorenni e pensionati».

Quale tipo di terapia viene impostata per questi pazienti?

«Seguiamo un approccio su più versanti: psicoterapia, counseling, farmacologico. E seguiamo anche i familiari, visto che queste situazioni incidono pesantemente sul contesto e richiedono cambiamenti nella routine: ad esempio, bisogna evitare che il paziente continui a gestire i soldi della famiglia».

Si può guarire?

«Sì: i follow-up indicano che a un anno il 50% ne è fuori». (l.c.)

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