La manifestazione
«Stop ai campanilismi Così la Valle rinasce»
Il primo cittadino di Borgo: «Tappe intermedie per arrivare alla fusione» Ok i conti del bilancio, ma i servizi sociali sono sotto continua pressione
BORGO A MOZZANO. A volte i luoghi hanno un significato particolare. Come quello che ha ospitato l’intervista a Francesco Poggi, sindaco di Borgo a Mozzano: non il municipio, ma la sede dell’Unione dei comuni della Mediavalle. E da qui comincia - e finisce - il ragionamento con Poggi, che siede a palazzo civico dal 2004: «È vero che c’è ancora poco senso di appartenenza alla Valle e che ci sono dei campanilismi con i quali bisogna fare i conti. Ma dobbiamo accorgerci che noi siamo la Valle del Serchio e basta».
Sindaco, allora lei è per il comune unico della Mediavalle?
«Su questo bisogna essere cauti. Secondo me “imporre” un comune unico è un passo troppo azzardato. Piuttosto, si può pensare a una serie di fusioni intermedie, fra enti che hanno interessi condivisi. D’altra parte credo che anche un’esperienza come quella dell’Unione dei comuni abbia senso se tende a una fusione. Che, oltre ai vantaggi economici diretti , vale a dire gli incentivi, porta anche degli importanti risparmi in termini di organizzazione».
Già, perché i soldi sono sempre il problema dei problemi. Come stanno i conti di Borgo a Mozzano?
«Pure in tempi di “vacche magre” possiamo dire di avere un bilancio sano. Ormai da diverso tempo abbiamo ripulito i conti dalla poste “fasulle”, come i residui attivi che ci sono stati indicati anche in più occasioni dalla Corte dei Conti. In queste settimane stiamo preparando il documento preventivo per il 2013, nel quale non prevediamo tagli né aumento delle imposte, che abbiamo tenute ferme ormai da diversi anni. Certo, come tutti siamo alla finestra per quanto riguarda la questione della Tares e quella dell’Imu. A questo proposito, io credo che la possono chiamare come vogliono, ma i soldi che provengono dall’Imu devono essere garantiti ai comuni».
Molti dei suoi colleghi raccontano delle tantissime persone che bussano alla vostra porta perché in gravi condizioni economiche. Dal punto di vista dei servizi sociali come siete messi?
«Noi siamo il Comune che spende di più per questo settore in tutta la Valle, circa mezzo milioni di euro. Si tratta di un momento molto difficile e per questo abbiamo deciso di creare un fondo di solidarietà, al quale contribuiscono sia il comune sia alcuni privati».
E come funziona?
«C’è una commissione, della quale fanno parte anche gli esponenti dell’opposizione, che decide i beneficiari dell’aiuto. Che può essere di tipo diretto o anche attraverso l’istituzione di borse lavoro che inseriscono, per qualche tempo, il cittadino nella collaborazione con il comune. Devo dire che un grandissimo aiuto è dato dal volontariato, realtà che nel nostro territorio è fortissima, a partire dalle Misericordie. C’è una tradizione, che è poi è diventata anche una vera e propria cultura. E abbiamo tanti progetti, come la riapertura di alcuni fondi commerciali sfitti del centro storico a favore di portatori di handicap, che verrebbero aiutati a pagare i primi anni del canone di affitto».
La questione dei servizi sociali è legata strettamente a quella del lavoro. Il comune di Borgo a Mozzano è uno dei più industrializzati della Valle. Siete riusciti a fare fronte alla crisi economica degli ultimi anni?
«Noi siamo il primo centro produttivo di questa zona, con quattro aree molto importanti: Diecimo, Socciglia, Valdottavo e Piano della Rocca. Per rispondere alla domanda bisogna individuare il settore che interessa. Il cartario, infatti, sta resistendo, così come il chimico-farmaceutico. Qualche difficoltà l’abbiamo per il vetro e la plastica, siamo di fronte a una grande difficoltà per quanto riguarda l’edilizia. È in difficoltà anche il commercio, soprattutto nei centri storici mentre regge nelle zone di passaggio. Comunque abbiamo anche qualche segno di ripresa e di investimenti, come il possibile insediamento di un azienda del meccanico cartario che potrebbe portare qualche decina di nuovi posti di lavoro».
E il turismo ?
«Un po’ di difficoltà c’è stata, ma contiamo sempre sugli eventi che stiamo portando avanti da anni anche grazie all’aiuto di tanti volontari: dalla Festa della Birra (ovviamente riconfermat a per quest’anno) a quella di Halloween al Ponte del Diavolo. E poi ripeteremo gli appuntamenti al Teatro di Verzura che in questi anni hanno fatto arrivare a Borgo a Mozzano nomi importanti della politica e della cultura, da Giulio Andreotti a Vittorio Sgarbi, a Pietro Grasso. E pensare che il primo anno le case editrici non erano molto convinte dell’iniziativa, visto che certo non abbiamo i numeri di Pietrasanta o di Forte dei Marmi. E invece poi la manifestazione è stata riconosciuta come di alto livello».
Avete già qualche nome in programma?
«Dovremmo aprire con Carlo Conti, continuando nella tradizione degli showman toscani. Poi abbiamo anche invitato Matteo Renzi e Massimo D’Alema, vedremo».
Due temi caldi, non solo per il suo comune: la vicenda Alce e il terremoto. Lei è sempre stato un oppositore del progetto di Fornoli. Crede che ora la partita sia definitivamente chiusa dopo la pronuncia del Consiglio di Stato?
«No, è tutt’altro che chiusa. Ci sono ancora molti passaggi, a partire dalla gara per i certificati verdi. Comunque voglio essere chiaro: io non sono a priori contro gli inceneritori. Solo che il più grande impianto della Toscana non può essere costruito a 10 metri dalle finestre delle case. Allora io dico: mettiamoci tutti intorno a un tavolo e decidiamo dove fare l’impianto. Ma non lì. Comunque ora la mia prima preoccupazione è per i lavoratori dell’azienda. Non possiamo permetterci di perdere altri posti, né di mettere lavoro e ambiente uno contro l’altro, come è avvenuto per l’Ilva di Taranto».
Questione terremoto. Voi avete avuto danni importanti. Come state riparando? E quali misure di prevenzione state adottando?
«Per quanto riguarda la biblioteca, era già fissato il trasferimento in palazzo Santini e lì andremo a fine estate. Abbiamo poi tre chiese ancora chiuse e, soprattutto, la preoccupazione per gli spazi pubblici. Per questo il nuovo palazzetto, che è completamente a norma e inaugureremo a fine estate, sarà il punto di raccolta in caso di emergenza».
Lei sta portando a termine il suo secondo mandato. In questo anno scarso, quali altre realizzazioni riuscirà a fare?
«Innanzitutto siamo orgogliosi di aver dotato Borgo di tutti i servizi, dalla piscina agli impianti sportivi al teatro. Ora puntiamo sulle scuole, con la nuova sede dell’Iti che, fra l’altro, è l’unica scuola a Lucca che permette di diplomarsi nell’indirizzo chimico. Sempre nell’area della Concia verrà poi realizzata la nuova scuola media».
E il futuro di Francesco Poggi, dopo le due sindacature, quale sarà?
«Vedremo. Mi sono candidato alle ultime politiche con Scelta Civica e intendo portare avanti questo progetto. A me fare politica è sempre piaciuto e non escludo assolutamente di candidarmi in qualche altra elezione. Fra l’altro, nel futuro, ci sarà un cambiamento del panorama istituzionale. Le Province spariranno, mentre avranno sempre più ruolo le Unioni dei Comuni ed, eventualmente, i Comuni stessi dopo le fusioni. Piuttosto, c’è una cosa che mi preoccupa: l’interesse dei cittadini e dei giovani in particolare verso la politica sta venendo meno. Lo vediamo anche quando convochiamo riunioni che non siano su argomenti forti come l’Alce. E anche il nostro progetto dei comitati paesani non ha funzionato bene dappertutto. In questa situazione è difficile far crescere una nuova classe dirigente».
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