La manifestazione
L’istituto Fermi prepara la gran festa
Oggi ha 1.100 frequentanti e con i corsi di informatica si sono iscritte a questa scuola anche parecchie ragazze
LUCCA. Nell’ufficio della dirigente scolastica entra una studentessa per ripassare la poesia di Ada Negri che dovrà leggere in pubblico. Nel cortile, invece, il capo dell'ufficio tecnico dà le disposizioni agli imbianchini per tinteggiare di violetto uno dei portici accanto all'ingresso. E nei laboratori si lavora all'assemblaggio dello smeriglio, il cannone delle Mura rinascimentali riprodotto a grandezza naturale dalla scuola per essere donato all'Opera delle Mura.
L'Itis Fermi è in fermento. Domani iniziano i festeggiamenti per i suoi cinquant'anni e tutto l'istituto – che ha 1100 alunni - si sta preparando a garantire nel migliore dei modi lo svolgimento delle tantissime iniziative in programma, oltre a domani, l'intera prossima settimana, il 17 maggio e il 7 giugno.
Condivisione. Ma non è solo un fermento operativo. C'è un clima gioioso di condivisione – quella di partecipare a un momento molto importante della scuola – che ha riunito e riunisce studenti, insegnanti, presidi e personale di ieri e di oggi. Una condivisione che deriva, peraltro, dall'idea di far parte – senza distinzione tra chi è andato in pensione o è diventato adulto e chi è ancora dentro – di una bella comunità che mantiene forti legami e regala esperienze significative, a volte anche di eccellenza, nello studio e nel lavoro.
Il messaggio. E' su questo tenore che la dirigente scolastica Donatella Buonriposi, a due giorni dall'apertura delle celebrazioni, ha voluto rivolgere un messaggio a tutta la scuola, leggendolo all'altoparlante. Ricordando come gli istituti professionali e tecnici, grazie alle loro eccellenze, abbiano contribuito alla ricostruzione del Paese dopo la seconda guerra mondiale, Buonriposi ha sottolineato che anche oggi il ruolo di una scuola come l'Itis deve essere di traino alla crescita, per uscire dalla macerie di una guerra altrettanto terribile, ma silenziosa, come quella finanziaria.
La storia. Il richiamo alla storia suona ancora più forte nel libro “I 50 anni del Fermi di Lucca”, scritto da Nicola Laganà, ex insegnante di lettere dell'istituto. Nel volume, che sarà presentato venerdì 17 maggio, Laganà ripercorre date, fatti, momenti significativi, personaggi, testimonianze e ricordi di mezzo secolo di vita dell'istituto, a partire dalle origini fino a oggi.
Partenza col botto. 1° ottobre 1963: tutto è partito in quel giorno, il primo giorno della nuova scuola, autorizzata dal Ministero nel luglio di quello stesso anno su proposta della Provincia. Fu subito boom di iscritti: 254 in 8 classi, nella sede provvisoria del Real Collegio, in centro storico. L'anno scolastico successivo gli iscritti erano già più che raddoppiati, così si resero necessarie altre sedi, che furono individuate in San Micheletto e in via del Giardino Botanico, nel palazzo del professionale Giorgi. L'intitolazione. Un anno importante fu il 1968, quando l'istituto venne intitolato a Enrico Fermi. A deciderlo fu il collegio degli insegnanti, che scelse all'unanimità il premio Nobel in una rosa di nomi che comprendeva Arturo Pacinotti, Guglielmo Marconi e Galileo Ferraris.
La nuova sede. Una sede centrale arrivò nel 1967, nella Pia Casa di via S. Chiara, rimasta tale fino al 1984, anno in cui venne definitivamente abbandonata dopo il trasferimento nell'attuale plesso, in via Piaggia, costruito ex novo. A quest'ultimo, nel 1985, sono stati aggiunti la piscina e la palestra, unica scuola della provincia ad averle.
Liceo sportivo. La dotazione di queste strutture, peraltro, ha permesso all'istituto di ottenere dal ministero l'autorizzazione a diventare anche un liceo sportivo. Entrerà in funzione, se ci sarà il via libera dalla Regione, nell'anno 2014-15.
La valanga rosa. Nel volume di Laganà c'è una parte dedicata alla presenza femminile nella scuola. Nulla o rara nei primi anni, con l'introduzione dell'informatica è diventata sempre più costante e oggi le ragazze iscritte sono circa il 12%. Altri tempi da quelli di Elena Rosellini, la prima ragazza diplomata del Fermi, frequentato dal 1969-70 al 1973-74.
In aula a saldare. «Non ho mai sentito il peso – racconta Elena nel libro – di essere l'unica femmina. I compagni mi hanno fatto sempre sentire a mio agio. E poi ho ricevuto un trattamento speciale: a saldatura l'insegnante mi faceva usare il suo grembiule di protezione che, a differenza di quello dei miei compagni, era pulito. A fucina, invece, mi dettero da lavorare un pezzo più piccolo perché altrimenti non riuscivo a stringere la pinza e non potevo tenerlo fermo».
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