Attenzione
Accorpamenti nella sanità «posti di lavoro a rischio»
L’allarme della Cgil: la riorganizzazione dei due ospedali della Valle metterà a repentaglio l’occupazione di decine di persone, soprattutto donne
CASTELNUOVO. La festa dei lavoratori diventa occasione di riflessione sulla situazione occupazionale dell’intera provincia di Lucca. In Garfagnana, la crisi è arrivata in ritardo rispetto ad altre zone della provincia, ma ha colpito duramente. E anche alcune scelte della politica, come quelle sulla sanità, potrebbero potare a ulteriori drammi occupazionali.
I sindacati segnalano come a soffrire siano tutti i settori, dall’industria alle strutture ricettive al commercio dove si registrano pesanti cali di utenza. «L'industria fa ricorso massiccio alla cassa integrazione, l'edilizia, punto di forza fino alla metà della prima decade del secolo, è praticamente azzerata – dicono Michele Massari e Massimo Braccini (Cgil) – non si sta salvando purtroppo l'assetto amministrativo e istituzionale pubblico. Piccoli comuni con scarsa capacità di investimento, hanno risentito per primi della riduzione dei trasferimenti da parte dello stato e dei tagli massicci alla spesa pubblica. Prima a risentirne la sanità e i servizi ad essa connessa. Non dimentichiamo, che mentre si sta programmando la cosiddetta riorganizzazione dei due plessi ospedalieri della valle, che temiamo potrà significare non solo ridimensionare i servizi ma anche la perdita di decine di posti di lavoro in particolare negli appalti, ancora tardano risposte certe e definitive sulla costruzione di un nuovo ospedale della Valle. Sono a rischio posti di lavoro e soprattutto occupazione femminile. Questi lavoratori non dimentichiamo, hanno già accusato il tagli della cosiddetta spending rewiev con decurtazioni di orario dal 5 al 10%. Si evidenzia che persino strutture di assoluta prima necessità come le misericordie, stentano a trovare le risorse per andare avanti».
Tra le crisi più preoccupanti, quella di Severa Spa con altri due soci, Sillano e Giuncugnano dopo Vergemoli, che hanno abbandonato la nave scegliendo di affidare il servizio ad una società esterna, Sistema Ambiente. «L'Unione dei Comuni potrebbe rappresentare una prima vera occasione di coordinamento sia politico che amministrativo se i comuni sapranno capire che oltre i campanili c'è bisogno di riservare tutte le risorse disponibili a favore di una cittadinanza, già penalizzata dalla condizione montana della zona – proseguono Massari e Braccini - l'ultimo periodo è stato caratterizzato dall'apice della crisi della KME, vero e proprio pilastro occupazionale per la valle del Serchio. Sintomo che neppure la grande impresa , poco legata col sistema economico locale, sfugge ai morsi della situazione generale. Non è un caso che anche aziende come la Erco Corghi di Pieve Fosciana, stiano facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Alla KME si è evitato il dramma del licenziamento di 142 lavoratori, ma il costo è stato alto». Va peggio al settore delle numerose piccole imprese artigiane e commerciali: «Chiudono spesso senza fare rumore, licenziando piccoli numeri di lavoratori, che messi insieme, costituiscono grandi numeri e tanti drammi familiari costituiti dalla perdita del posto di lavoro. Qui spesso soccorre solo la cassa integrazione in deroga, ormai all'esaurimento, ma che significa meno di 800 euro al mese».
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