Il Tirreno

Lucca

Sos Carmine, ora ci piove anche dentro

Sos Carmine, ora ci piove anche dentro

Non ci sono soldi per riparare il tetto, né per dare una ripulita a una struttura vanto della città che continua a morire

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Ora al mercato del Carmine piove anche dentro. Proclami, proposte, progetti che si inseguono e si contraddicono da trent’anni, mai concretizzati peraltro da oltre trent’anni in qua, hanno prodotto uno stato di trascuratezza e di abbandono che grida veramente vendetta.

Stanchi delle promesse ricevute ad ogni campagna elettorale, gli operatori, sfiduciati, nemmeno protestano più e rifiutano di parlare con il cronista. In effetti ripeterebbero concetti logori, i soliti esposti invano da decenni senza che nessuno si sia preso davvero cura di non far morire e, anzi, riqualificare il mercato nel cuore del centro storico che dagli anni Trenta agli anni Settanta era stato un indiscusso polo di attrazione.

Le foto d’epoca che proponiamo a fianco – tratte dalla bella pubblicazione degli Amici dell’Arichivio fotografico luchese intitolato ad Arnaldo Fazzi (a cui la città deve essere grata per l’impegno e l’amore con cui per anni aveva curato l’allestimento di questa preziosa memoria di Lucca) – ricordano cosa è stato e cosa ancora potrebbe essere il mercato del Carmine.

La realtà però è un’altra. Nella struttura, per metà chiusa da fatiscenti staccionate e transenne arrugginite, non solo ci sono muri sporchi e scrostati e pavimenti logori, ora cade anche acqua da più punti nel soffitto in legno e metallo.

Tecnici del Comune hanno già fatto un sopralluogo per la verifica del caso, ma, sconsolati, non hanno potuto fare altro che consigliare agli operatori dei banchi di frutta e verdura che si trovano nell’atrio di spostarsi nei punti in cui non piove. Almeno per il momento.

Non ci sono soldi per acquistare nemmeno la tinta per dare una rinfrescata ai locali, figuriamoci se si può pensare a un intervento per sanare le fessure che lasciano passare acqua dal tetto.

Non c’è da stupirsi più di tanto, se è vero che in Comune si vagheggia della possibilità di chiudere l’intero terzo piano di Palazzo Orsetti a causa dei problemi che presenta il tetto. Sarebbero necessari lavori urgenti, ma se si vogliono trovare fondi per qualche altro lavoro sulle strade, sembra proprio impossibile spendere per il tetto di Palazzo Orsetti.

Intanto al Carmine gli operatori lavorano con le gocce d’acqua che arrivano sulla testa loro e dei clienti, costretti a stare attenti anche a non bagnarsi e a non scivolare nelle pozzanghere per terra.

Non è difficile capire perché anche le guide turistiche evitano di far passare dal mercato i turisti che pure portano alle vicine Torre Guinigi e piazza Anfiteatro: si vergognano di mostrare come è ridotto un complesso che altrove sarebbe il vanto, il richiamo della città.

Fino a mese fa, in riunioni tra Comune, rappresentati delle associazioni di categoria e degli ordini professionali si ragionava di cosa fare, nell’immediato, per ridare al Carmine un minimo di dignità. Erano arrivate proposte per risistemarlo un po’ e ospitarvi mostre e iniziative mercatali di vario genere.

Tutto è rimasto lettera morta, mentre la situazione peggiora. (m.i.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web