Gioco
Shopping in centro e al mercato nel giorno della festa del lavoro
Niente più paletti all’apertura di negozi e pubblici esercizi: sicuramente aperti bar, ristoranti punti vendita in franchising. In genere, la quasi totalità dei commercianti ha idea di alzare i bandoni
LUCCA. Attività al lavoro a pieno ritmo domani nel centro storico: il Primo maggio, la festa del lavoro, non è più una discriminante e in particolare con le previsioni di bel tempo negozi e pubblici esercizi programmano di stare aperti: l’intera giornata i pubblici esercizi e le catene di negozi in franchising, con molte probabilità solo nel pomeriggio i negozi a conduzione familiare.
Mercato dei Bacchettoni. La festa del lavoro non metterà a rischio lo svolgimento del mercato settimanale (il mercoledì cioè domani, e sabato) ai Bacchettoni. Gli ambulanti lavoreranno con orario normale, soltanto nella mattinata, come previsto dal regolamento regionale del commercio quando un mercato settimanale cade in concomitanza di una festività (solo Natale è escluso).
Ristoranti. Non si annunciano limitazioni all’attività di bar e ristoranti (categoria dei pubblici esercizi in genere) il giorno del Primo maggio. Anzi, per quanto riguarda il centro storico, «la quasi totalità dei pubblici esercizi sarà aperta», dice il presidente della commissione centro storico di Confcommercio Giovanni Martini.
Negozi. Con la liberalizzazione delle aperture, sarà una scelta dei negozi stare chiusi o aperti nel giorno della festa del lavoro. Nel centro storico i punti vendita in franchising delle grandi catene si annunciano aperti; da vedere quello che faranno i negozi singoli, anche se l’aria che tira, a sentire quello e l’altro commerciante, è che la volontà prevalente sia di aprire. Anche perché dopo tanti giorni di brutto tempo il meteo dovrebbe volgere al meglio e di gente in giro potrebbe essercene una quantità.
Sciopero nei supermercati. Anche in occasione della festa del lavoro, come già avvenuto per le festività pasquali, i sindacati dei dipendenti del commercio hanno voluto metterli al riparo da chiamate al lavoro che questi non volessero accettare. Così hanno presentato, a livello regionale, una dichiarazione di sciopero che interessava le due feste che delimitano la settimana di ponte: il 25 aprile e il Primo maggio. Così facendo hanno dato la possibilità ai dipendenti non di rifiutare una chiamata al lavoro ma di poter giustificare la non accettazione della chiamata con l’adesione allo sciopero. «Ormai - spiega Giampiero Guidi della Fisascat Cisl - c’è una ricerca sfrenata del fatturato. Credo che debbano esserci dei limiti alle aperture. La modalità di protesta scelta per 25 aprile e Primo maggio è la stessa utilizzata a Pasqua e Pasquetta, cioè lo sciopero per i due giorni. La dichiarazione di sciopero è così una mossa estrema contro la liberalizzazione degli orari». Anche se c’è da aspettarsi che qualche supermercato apra ugualmente, con dipendenti che non aderiscono alla protesta.
Barbara Antoni
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