Sicurezza
Passa di padre in figlio il no ai nuovi assi viari
Nel quartier generale dei contestatori si ritrovano persone che hanno cominciato a opporsi alle opere di grande viabilità fin dal Salt 1 del 1987
LUCCA. Basta imboccare via San Marco e procedere a dritto (direzione Marlia) per arrivare in quella che può essere considerata a tutti gli effetti la zona “calda” del comitato assi viari. È proprio in questo pezzo di terra, delimitato a sinistra dal Brennero e a destra dai campi, che un gruppo di cittadini ha dato vita alla mobilitazione contro il progetto degli assi viari (nord-sud ed est-ovest) progettato dall'Anas. Dopo l'assemblea di martedì, quando 400 persone si sono riunite nella sala parrocchiale di San Cassiano a Vico per dire “no” al progetto nord-sud, la vita del comitato, composto da studenti, pensionati, lavoratori è diventata di colpo frenetica. Telefonate di residenti, incontri con le istituzioni, riunioni per le mosse future.
Il quartier generale. Via delle Ville è il punto di riferimento: la strada ci accompagna fino al confine con il comune di Capannori per poi passare oltre. Acquacalda, Ss. Annunziata, San Pietro a Vico, San Cassiano a Vico, Lammari: sono queste le frazioni più attive del comitato ed è qui che la battaglia contro un piano considerato «dannoso» per il territorio e «del tutto superato» trova le radici più fertili e più longeve, in un percorso a ritroso che porta dritti al 1987, anno di progettazione del Salt 1 (l'antenato degli assi viari, ndr). Per capire da quanto tempo a Lucca si parla di viabilità e di nuove strade basta guardare le persone riunite in casa di Giuliano Giorgetti, Legambiente, e rendersi conto che gli attivi dell'epoca ora hanno i capelli un po' più bianchi e il testimone è passato a pieno titolo nelle mani dei figli. «Qui la battaglia è stata tramandata di padre in figlio – racconta Luigi Stefanini –. Anni fa me ne occupavo io in prima persona, oggi mio figlio. E prima di me era sceso a protestare mio padre. Le zone interessate sono tante: oltre a San Pietro a Vico, San Cassiano a Vico, Lammari, Acquacalda, via del Brennero, ci sono Tassignano, Antraccoli, Picciorana, Toringo, Verciano, San Filippo e San Concordio. Ecco perché è nato il comitato: per dare voce a tutte le località toccate dall'asse nord-sud». «Ufficialmente il comitato nasce nel 2002 – continua Alessio Stefanini – ma il problema era già stato affrontato prima. Ci riuniamo assiduamente in una ventina di persone, soprattutto nei periodi di maggior agitazione come quello attuale: in tutto infatti abbiamo uno o due rappresentanti per ogni paese, ma è opportuno dire che la zona sud del progetto (Toringo, Verciano, San Concordio, San Filippo) è molto meno attiva di noi. Il motivo? La scarsa informazione delle istituzioni sull'argomento».
Il progetto. Alessio è colui che durante l'assemblea pubblica dell'altra sera ha presentato il progetto dell'asse nord-sud nel dettaglio, con tanto di mappe esplicative, e ha messo in evidenza delle criticità che fino a quel momento erano rimaste sconosciute. «La Provincia – spiega – ci ha chiesto di mandare il nostro progetto ai loro tecnici, perché non conoscevano alcune cose. Noi abbiamo scaricato le cartine, che tra l'altro non sono aggiornate con le nuove costruzioni, e il progetto dell'Anas e ci siamo messi a percorrere in lungo e in largo le zone coinvolte dall'asse. Conoscendo il territorio, poi, è stato facile far emergere gli aspetti critici». Per il comitato le cose che non funzionano sono diverse, ma una è quella basilare. «Rifiutiamo l'idea – afferma Sandra Vellutini – che un progetto del 1987 possa essere calato sul territorio nel 2013 con pochissime modifiche rispetto alla prima versione. Il problema del traffico e della viabilità esiste, basti pensare a via Salicchi, a viale Europa a Marlia o ai viali della Circonvallazione. E noi vogliamo affrontarlo e risolverlo, ma non con la costruzione di un mostro ambientale che passa accanto alle case delle persone, deturpa le uniche zone verdi esistenti vincolate paesaggisticamente (i Laghetti a Lammari), crea problemi idrogeologici e di inquinamento della falda (gli abitanti di queste zone non sono allacciati all'acquedotto, ma utilizzano l'acqua dei pozzi) e non prevede investimenti per il futuro della città. Dal 1987 a oggi è stato costruito ovunque e laddove dovevano sorgere gli assi ora ci sono le case. Non è una questione campanilistica. Questa è una battaglia per il futuro della città, per ripensare in modo sostenibile e innovativo la mobilità, cercando di riqualificare l'esistente, piuttosto che costruire ancora».
L’alternativa. Cosa è possibile fare? A spiegarlo è Alberto Di Caterina. «Proponiamo – dice – la risistemazione dell'assetto viario, andando ad intervenire sulle strozzature esistenti: riassetto di viale Europa con asfalto fono assorbente; sottopasso a Marlia per collegare le due parti del paese oggi divise; rotonda in via Masini; sfruttare la costruzione dello scalo merci del Frizzone per potenziare il trasporto ferroviario, attraverso il raddoppio della Pistoia-Lucca e della Lucca-Aulla, con conseguente realizzazione dello scalo merci a San Pietro a Vico e a Diecimo; potenziare e incentivare il trasporto pubblico su gomma e realizzare le piste ciclabili».
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