Sicurezza
Maltrattamenti, più di un caso al giorno
In forte aumento i casi di persone maltrattate o abusate che si rivolgono all’ambulatorio del codice rosa al pronto soccorso
LUCCA. La faccia gonfia, gli occhi tumefatti, il naso rotto. Ridotte a una maschera, sulle prime il più delle volte giustificano il loro stato spiegando di essere cadute dalle scale o di avere sbattuto contro una porta. Prima tutte si chiudevano nel silenzio; adesso, sconfiggendo paura e riluttanza, alcune ne stanno uscendo. Soprattutto sono donne a rivolgersi all’ambulatorio del codice rosa al pronto soccorso dell’ospedale Campo di Marte. In tutto, nel primo trimestre di quest’anno, i casi presi in carico dal servizio condotto dalla dottoressa Piera Banti sono 84 - tra donne, anziani, bambini, omosessuali maschi, portatori di handicap -; ognuno ha dietro di sé una storia, una sofferenza che si trascina anche da anni: tra gli adulti, settanta sono i casi di maltrattamenti, uno di abuso; tra i bambini sotto i 13 anni, nove i maltrattamenti, quattro gli abusi.
In media 1,5 casi al giorno: dato che supera quello del primo anno di attività dell’ambulatorio, il 2012, con 250 casi pazienti trattati. Di questo passo, alla fine del 2013 i casi potrebbero arrivare a 320. «Abbiamo visto i casi aumentare in modo importante - spiega la dottoressa Banti -, ma non è l’uso della violenza che cresce, è che stiamo aiutando le vittime a uscire allo scoperto».
Le vittime. In particolare, negli ultimi mesi l’ambulatorio del codice rosa del pronto soccorso ha visto aumentare il numero di anziani maltrattati. Arrivano pieni di ematomi, lesioni: il risultato delle botte che nella maggioranza dei casi arrivano dai figli. Anche se l’incidenza più forte dei maltrattamenti si registra sulle donne, vittime di una violenza che si consuma nella coppia, ad opera del partner. E, sottolinea Piera Banti, non ci sono fasce sociali o di età dove l’incidenza è maggiore. Al contrario, l’insorgere della violenza nella coppia è totalmente trasversale: investe qualsiasi fascia di età, professione, cittadinanza, classe sociale: c’è l’operaia picchiata dal marito operaio, c’è la signora picchiata dal marito professionista. E più delle donne del posto sono quelle straniere ad avere il coraggio di denunciare il loro uomo che le picchia, soprattutto se ci sono figli. Due tesi di laurea, realizzate sui dati del primo anno di attività dell’ambulatorio del codice rosa dell’Asl 2, riportano che il 57% di quanti si sono rivolti al servizio ha subito due tipi di violenza, il 13% tre, il 3% quattro o più tipi. E i tipi di violenza sono tanti: fisica, psicologica, economica (dipendenza economica), sessuale, lo stalking, la molestie sessuali, mobbing. Le vittime più frequenti di violenza economica sono soprattutto donne tra 40 e 59 anni. «Il nostro osservatorio del primo anno di attività del codice rosa - spiega la dottoressa Banti - è in linea con il report regionale». Lucca e il suo territorio sono così tutt’altro che estranei al fenomeno.
Emergenza case rifugio. Esiste una sola casa rifugio per donne maltrattate sul’intero territorio provinciale. Solo dieci posti a disposizione per l’accoglienza, e sono pochissimi, considerando soprattutto che il più delle donne picchiate che chiedono asilo hanno figli da portare con sè. E se da una parte le strutture, i contenitori, potrebbero esserci per organizzare altre abitazioni rifugio, dall’altra mancano i soldi per gestirle. In questo senso, è accorato l’appello della dottoressa Piera Banti. «Abbiamo chiesto alla conferenza dei sindaci di affrontare quanto prima questo problema - dice -. La prossima conferenza dovrebbe averlo all’ordine del giorno». Una questione urgente da trattare anche perché ad oggi non esiste un protocollo che metta nero su bianco l’impegno dei Comuni per un servizio di questo genere.
L’importanza della denuncia. È l’altro appello a cui la dottoressa Banti tiene in modo particolare. Ed è rivolto non solo a chi la violenza la subisce ma anche a chi è consapevole che una violenza si sta consumando ad esempio nella casa accanto. «Al momento in cui una persona ha il sospetto di una violenza, la deve subito denunciare. La violenza - spiega il medico - è una catena che se non la spezzi continua. Se non fermi un genitore violento, i suoi figli la ripeteranno. Il figlio di un uomo che picchia la moglie picchierà la sua donna; la figlia di un padre violento si unirà a un uomo che la picchia». E aggiunge, sempre riferendosi all’osservatorio locale, che «i motivi di mancata denuncia, da parte delle donne che si sono rivolte a noi, sono due: quello economico, perché prendere le botte è meglio che essere abbandonate su una strada e magari con dei figli, e quello sentimentale. Tutte le donne maltrattate vogliono che la violenza finisca, ma spesso non vogliono interrompere il rapporto».
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